Centro per la Ricerca e Cura della Leucemia Linfatica Cronica (LLC)

La Leucemia Linfatica Cronica (LLC) è la leucemia più frequente tra gli adulti del mondo occidentale e ha un’incidenza di 5 nuovi casi/100.000 individui/anno. L’età media alla diagnosi è di 65-68 anni, ma il 15% dei nuovi casi è diagnosticato prima dei 55 anni di età.

Il Centro per la Ricerca e la Cura della LLC opera all’interno della Unità Linfomi e le sue finalità specifiche sono:

– migliorare la comprensione dei meccanismi di malattia, cioè capire come e perché la LLC si sviluppa ed evolve;
– utilizzare le nuove conoscenze per definire strategie terapeutiche innovative;
– curare i pazienti al meglio delle conoscenze.

Il Centro è interamente dedicato a:
– studiare i meccanismi responsabili dell’insorgenza e della progressione della LLC, grazie a numerosi programmi di ricerca di base e traslazionale nell’ambito di collaborazioni internazionali con istituzioni europee e americane;
– rendere accessibili ai pazienti le terapie più innovative ed efficaci per il trattamento della LLC attraverso programmi di ricerca clinica che comportano l’utilizzo di numerosi farmaci innovativi e sperimentali nell’ambito di studi clinici internazionali.

Il Centro è costituito da laboratori di Ricerca traslazionale (Unità di Disordini Linfoproliferativi, Unità di Neoplasie linfocitarie B, Gruppo per lo Studio dell’Attivazione e Signalling Cellulare) e da un ambulatorio dedicato ai pazienti affetti da LLC (responsabile prof. Paolo Ghia).

COS’È?

È una malattia neoplastica caratterizzata dall’accumulo di piccoli linfociti B maturi nel sangue, midollo osseo e negli organi linfoidi periferici (linfonodi e milza).
L’accumulo di linfociti T leucemici viene definito come Leucemia Prolinfocitica (PLL), entità clinica diversa e molto più rara.

COME SI RICONOSCE?

Circa il 25% dei pazienti è asintomatico. L’esordio può essere caratterizzato da ingrandimento dei linfonodi e/o aumento dei linfociti nel sangue, il cui riscontro può essere occasionale nel corso di semplici esami di controllo. Si può anche associare una diminuzione dell’emoglobina (anemia) e/o delle piastrine (piastrinopenia). L’ingrandimento dei linfonodi si rileva in circa l’80% dei pazienti; le linfoadenopatie coinvolgono soprattutto i linfonodi superficiali (laterocervicali, sovraclaveari o ascellari). Circa la metà dei pazienti presenta ingrandimento della milza (splenomegalia), che occasionalmente può determinare sintomi, quali sazietà precoce e/o pienezza addominale.
In altri casi possono essere presenti sintomi di lieve entità, quali:

  • ridotta tolleranza allo sforzo;
  • stanchezza;
  • malessere aspecifico.

I pazienti con malattia in stadio avanzato possono presentare:

  • calo di peso inspiegato;
  • infezioni ricorrenti;
  • sudorazioni notturne;
  • febbre superiore a 38°C.

Alla diagnosi il numero assoluto dei linfociti nel sangue è generalmente maggiore di 10.000/mmc, talvolta maggiore a 100.000/mmc.
Inoltre sono presenti:

  • anemia di diverso grado (in circa il 15% dei pazienti);
  • anemia emolitica autoimmune (in circa l’8% dei pazienti);
  • test di Coombs positivo (in circa il 20% dei pazienti);
  • diminuita conta piastrinica (in circa il 10% dei pazienti);
  • piastrinopenia autoimmune (in circa il 5-7% dei pazienti)

Il midollo osseo presenta invariabilmente un infiltrato di cellule leucemiche con aspetto nodulare (10% dei casi), diffuso (25% dei casi), interstiziale (33% dei casi) o misto (25% dei casi). I linfonodi coinvolti presentano un infiltrato diffuso di piccoli linfociti.

CHI SI AMMALA?

È la più comune forma di leucemia dell’adulto nella società occidentale, rappresentando il 20-25% di tutte le leucemie. Ha un’incidenza di circa 2-6 casi nuovi ogni anno ogni 100.000 abitanti.
La LLC è due volte più frequente nelle persone di sesso maschile. L’età media alla diagnosi è 65 anni, ma circa un terzo dei pazienti presenta meno di 55 anni. È molto rara, invece, al di sotto dei 25 anni.
Esiste una predisposizione genetica alla malattia e in circa il 5-10% dei casi esiste una familiarità, con più membri della stessa famiglia affetti da questa malattia (o da altri linfomi).

PERCHÉ CI SI AMMALA?

Le cause sono sconosciute e la LLC non è associata a fattori ambientali noti come l’esposizione a radiazioni ionizzanti o agenti chimici o farmaci.
L’accumulo delle cellule leucemiche nel midollo osseo è responsabile del calo della emoglobina e delle piastrine mentre l’accumulo nei linfonodi, nella milza e nel fegato comporta l’ingrandimento di questi organi.

COME SI CURA?

I pazienti asintomatici e che presentano solo un incremento dei linfociti non necessitano alcun trattamento, indipendentemente dal numero di linfociti circolanti nel sangue. È comunque necessario effettuare dei controlli ambulatoriali periodici per valutare nel tempo la eventuale evoluzione (crescita) della malattia.

Quando i pazienti presentano sintomi, alla diagnosi o ai successivi controlli (per es. comparsa di anemia, di piastrinopenia, di linfoadenopatie massive o di sintomi generali), occorre iniziare un trattamento farmacologico con chemioterapia (in compresse o mediante infusione endovenosa) in associazione o meno all’immunoterapia (anticorpi monoclonali). I farmaci utilizzati (singolarmente o in associazione) dipendono principalmente dall’età e dalla situazione clinica dei pazienti.

In alcuni casi selezionati, per lo più giovani con malattia aggressiva, può essere presa in considerazione la possibilità di un trapianto di cellule staminali (da donatore compatibile).

LA LEUCEMIA LINFATICA CRONICA E GLI STUDI IN CORSO PRESSO QUESTO ISTITUTO

La LLC è una malattia con una prognosi molto variabile. In circa un terzo dei pazienti, la malattia rimane stabile per anni o decenni, senza necessità di terapie; in un altro terzo di casi evolve lentamente e le moderne terapie sono in grado di tenerla sotto controllo in molti casi; nel rimanente terzo dei casi invece la malattia è aggressiva e necessita di terapie precoci e ripetute che comunque non riescono a controllarla se non per un tempo limitato.

I medici e i ricercatori afferenti all’Unità Linfomi dell’istituto Scientifico San Raffaele e della Università Vita-Salute San Raffaele svolgono da anni attività di ricerca sulla LLC. In particolare, studiano la malattia dal punto di vista molecolare, con ricerche condotte in laboratorio, con l’obiettivo di identificare nuovi indicatori prognostici di malattia e/o potenziali bersagli terapeutici. Inoltre, partecipano e coordinano studi clinici controllati nazionali e internazionali che propongono l’utilizzo di farmaci innovativi e promettenti, con l’obiettivo di giungere a definire strategie di cura più efficaci e sicure.

Nel corso degli anni il contributo scientifico dei membri del Centro è stato rilevante a livello internazionale nella:

  • caratterizzazione dei meccanismi che favoriscono la crescita e l’evoluzione della LCC identificando l’importanza del ruolo svolto dal microambiente;
  • definizione delle Linee Guida per la diagnosi e il trattamento della Leucemia Linfatica Cronica e per la definizione della Linfocitosi Monoclonale B (MBL), una situazione clinica che può precedere la LLC;
  • affinamento delle metodologie necessarie per definire a livello individuale la prognosi clinica dei pazienti;
  • definizione del nuovo standard di terapia di prima linea (Fludarabina, Ciclofosfamide e Rituximab – FCR) grazie alla partecipazione, in qualità di coordinatori nazionali, allo studio clinico internazionale CLL8.

I membri del Centro sono attivi nelle più importanti organizzazioni internazionali dedicate allo studio e alla cura della LLC :