Reflusso vescico-ureterale

COS’È?

È la risalita di urina dalla vescica verso il rene.
La gravità del reflusso varia da un grado I di basso livello ad un grado V di elevata entità.

L’urina viene prodotta dai reni, raccolta in cavità simili ad imbuti, chiamate bacinetti o pelvi renali, e convogliata negli ureteri, lunghi tubi che permettono all’urina di scendere dal rene fino alla vescica. Si distinguono le vie urinarie superiori che includono il rene, il bacinetto e l’uretere dalle vie urinarie inferiori che includono la vescica e l’uretra.
In condizioni di normalità l’urina, una volta giunta in vescica, non può più risalire nell’uretere.

COME SI RICONOSCE?

I sintomi variano in base all’età del bambino.
In neonati e lattanti sono:

  • ritardo o arresto della crescita;
  • scarso appetito;
  • febbre oltre 38.5 °C;
  • vomito;
  • diarrea;
  • colorito grigiastro o giallastro;
  • irritabilità o letargia.

In bambini e ragazzi sono:

  • minzione dolorosa;
  • minzione frequente;
  • enuresi;
  • febbre oltre 38.5°C o dolore al fianco.

Con l’ecografia prenatale è possibile rilevare una dilatazione dei bacinetti renali e sospettare la presenza di un reflusso vescico-ureterale già in fase prenatale, ancora prima della comparsa dei sintomi.

In caso di sospetto reflusso, l’urologo pediatrico valuta la necessità di eseguire esami, quali:

  • cistografia minzionale: prevede il posizionamento di un catetere vescicale, il riempimento della vescica con un mezzo di contrasto e l’esecuzione di alcune radiografie durante il riempimento della vescica. Consente di studiare anche l’anatomia e il funzionamento della vescica e dell’uretra;
  • cistoscintigrafia: utilizza sostanze radiomarcate. È indiretta se queste sono iniettate in vena, mentre è cistoscintigrafia diretta se sono instillate in vescica tramite un catetere. Rispetto alla cistografia, tali metodiche danno al bambino una minor dose di radiazioni, non consentono di studiare l’uretra e definiscono il grado del reflusso in modo meno preciso;
  • urografia endovenosa: prevede la somministrazione in vena di sostanze visibili ai raggi X e l’esecuzione in sequenza di ripetute radiografie. Fornisce uno studio anatomico e funzionale dei reni e delle vie urinarie;
  • scintigrafia renale: attraverso sostanze radiomarcate iniettate in vena, permette uno studio al computer della funzionalità renale e una valutazione della possibile presenza d’ostruzione al deflusso dell’urina.


CHI SI AMMALA?

Il reflusso colpisce dall’1 al 18.5 % dei bambini ed è più frequente nelle femmine (85%) e nei bambini di razza bianca.

PERCHÉ CI SI AMMALA?

Ci sono due principali cause.
La prima è un’anomalia congenita nel punto di unione tra l’uretere e la vescica che determina un reflusso primario.
La seconda è un’ostruzione delle vie urinarie inferiori, che determina un reflusso secondario. L’ostruzione può essere una valvola dell’uretra posteriore (ostacolo al deflusso d’urina a livello dell’uretra), una vescica malfunzionante (vescica neurologica), un diverticolo della vescica (estroflessione della parete vescicale) o un pregresso intervento sulla vescica.


COME SI CURA?

In caso di reflusso i reni sono esposti a rischio infettivo che può determinare, con il passare del tempo, un danneggiamento funzionale del rene. Per questo è fondamentale somministrare quotidianamente una bassa dose di antibiotico per proteggere i reni da danni infettivi.

Gli ulteriori trattamenti dipendono dalla natura del reflusso (primario o secondario), dal grado e dall’età del bambino. In particolare, per:

  • reflusso primitivo di grado I-II: nell’80% dei bambini si risolve spontaneamente entro 3 anni di terapia medica effettuata a domicilio. In questi casi non si effettua quindi alcuna terapia chirurgica;
  • reflusso primitivo di grado III-IV-V: esistono diversi pareri. Alcuni sostengono una terapia medica a oltranza, effettuata a domicilio, poiché si ritiene che col passare del tempo il reflusso scompaia. Altri, tra cui l’équipe San Raffaele, ritengono che sia preferibile ricorrere a intervento chirurgico risolutivo, piuttosto che esporre il bambino a danni renali e a una terapia antibiotica troppo prolungata. L’intervento prevede una percentuale di successo del 98%, se effettuato per via tradizionale a cielo aperto, e dell’80% se effettuato per via endoscopica. Il reimpianto vescico-ureterale, effettuato a cielo aperto, ha lo scopo di impedire la risalita d’urina dalla vescica verso i reni, attraverso l’isolamento e il riposizionamento degli ureteri. Si prevede un ricovero di tre giorni.
    La correzione endoscopica  del reflusso, invece, richiede il ricovero di una notte o viene effettuata in Day Hospital. Evitando incisioni cutanee, tramite il cistoscopio si vede l’interno della vescica e si iniettano delle sostanze a livello dello sbocco ureterale che impediscono la risalita dell’urina;
  • reflusso secondario: si cura la patologia che causa il reflusso (ad es., la vescica neurologica e le ostruzioni dell’uretra).