
Malattie infiammatorie croniche intestinali: come sta cambiando la cura grazie a diagnosi precoce, nuove terapie e chirurgia mininvasiva
PUBBLICATO IL 19 MAGGIO 2026
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), come la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, sono oggi sempre più diffuse e rappresentano una delle principali sfide della gastroenterologia moderna. Se fino a pochi anni fa erano considerate patologie rare, oggi l’aumento dei casi, i progressi nella diagnosi precoce e l’arrivo di nuove terapie stanno cambiando radicalmente il percorso di cura dei pazienti. Dalla medicina personalizzata alla chirurgia mininvasiva, fino a una maggiore attenzione alla qualità della vita, l’approccio alle MICI è sempre più multidisciplinare e orientato al benessere complessivo della persona.
Ne parliamo con il professor Silvio Danese, direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, e con il professor Pierpaolo Sileri, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Colorettale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Ordinario di Chirurgia Generale all'Università Vita-Salute San Raffaele.
MICI: perché oggi ne sentiamo parlare di più
“La malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa sono le 2 malattie infiammatorie croniche intestinali più comuni - spiega il prof. Danese -. Oggi se ne parla molto di più, perché sono diventate patologie estremamente frequenti, mentre in passato erano considerate rare.
Le stime indicano che, nei prossimi 10 anni, potremmo raggiungere la stessa incidenza del Canada, con 1 persona su 100 colpita: numeri persino superiori a quelli della celiachia. Si tratta, quindi, di malattie in forte aumento”.
Diagnosi precoce delle MICI: oggi si individuano prima
Negli ultimi anni, la diagnosi precoce delle MICI è diventata più frequente grazie a diversi fattori:
- è aumentata la conoscenza della malattia tra gli specialisti;
- le associazioni dei pazienti hanno contribuito in modo significativo alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
“Oggi, la diagnosi arriva molto prima rispetto al passato - sottolinea il prof. Sileri -. Un ruolo centrale è svolto dai gastroenterologi, grazie anche all’utilizzo di indagini strumentali sempre più efficaci, dall’ecografia all’endoscopia.
In alcuni casi, è il chirurgo stesso a sospettare una malattia infiammatoria intestinale, ad esempio, partendo da problematiche perianali come fistole ricorrenti.
Questa maggiore consapevolezza generalizzata, insieme all’aumento dei casi, consente di individuare la patologia con maggiore tempestività”.
Quali sono le terapie disponibili e le novità in arrivo
Le opzioni terapeutiche oggi disponibili per le MICI sono numerose e sempre più mirate.
“Si va dai farmaci di prima generazione, come i bloccanti del Tumor Necrosis Factor (TNF), agli anti-integrine che limitano il traffico dei leucociti, fino agli inibitori dell’interleuchina 23 - continua il Direttore della Gastroenterologia, il prof. Danese -.
Oggi, disponiamo anche delle cosiddette piccole molecole, capaci di agire contemporaneamente su più citochine o di bloccare l’uscita dei linfociti dai linfonodi”.
H3 Nuove terapie per abbattere il “tetto terapeutico” delle MICI
Molti dei trattamenti che abbiamo a disposizione oggi risultano particolarmente efficaci in circa un terzo dei pazienti, ma la ricerca sta lavorando per superare questo limite terapeutico. “L’obiettivo è rompere il cosiddetto ‘tetto terapeutico’ del 30-40% di efficacia combinando più farmaci insieme - aggiunge Danese -.
Sono già in sviluppo i bispecifici, anticorpi monoclonali in grado di bloccare 2 target contemporaneamente, e in futuro arriveranno anche i trispecifici. Si tratta di prospettive molto promettenti per i pazienti”.
Chirurgia sempre più mininvasiva per le malattie croniche infiammatorie intestinali
Anche dal punto di vista chirurgico, l’approccio alle MICI è profondamente cambiato.
“Oggi la chirurgia mininvasiva rappresenta il nuovo standard anche per le malattie infiammatorie croniche intestinali - spiega il Direttore della Chirurgia Colorettale, il prof. Sileri -. Parliamo di interventi che garantiscono la stessa efficacia della chirurgia tradizionale, ma con:
- incisioni più piccole;
- minori complicanze post-operatorie;
- tempi di recupero più rapidi”.
La chirurgia robotica e quella transanale hanno ulteriormente migliorato i risultati, soprattutto nella riduzione delle complicanze e nella precisione degli interventi.
Per quanto riguarda invece la malattia perianale, spesso molto invalidante e caratterizzata da interventi ripetuti, l’obiettivo è adottare approcci il più possibile conservativi.
“In casi molto selezionati, ci aiutano anche le cellule staminali - prosegue l’esperto – che però non rappresentano una soluzione definitiva, ma costituiscono una strada promettente che può offrire buoni risultati”.
Qualità della vita: il nuovo centro della cura
Le MICI sono considerate tra le patologie croniche a più alto impatto sulla qualità della vita, al pari dell’artrite reumatoide. Per questo, oggi, l’attenzione dei medici non si concentra più soltanto sui sintomi clinici o sui risultati degli esami diagnostici.
“Fino a pochi anni fa si valutavano soprattutto diarrea, sanguinamento, dolore addominale attraverso l’endoscopia - sottolinea il prof. Danese -. Oggi, invece, il paziente viene osservato in maniera molto più olistica e si considerano aspetti fondamentali per capire se una persona è davvero tornata a una vita normale, come:
- l’urgenza evacuativa;
- la stanchezza;
- la qualità del sonno;
- riuscire o meno a dormire senza doversi alzare continuamente durante la notte.
Anche la chirurgia segue questa nuova filosofia: l’obiettivo è ridurre al minimo l’impatto dell’intervento sulla quotidianità del paziente. “Una chirurgia meno invasiva significa meno complicanze, ma anche una migliore qualità della vita - conclude il prof. Sileri -.
Oggi, i pazienti sono sempre più consapevoli ed esigenti: chiedono non solo cure efficaci, ma anche la possibilità di mantenere una vita il più possibile vicina alla normalità, anche nei casi in cui sia necessaria una stomia”.



