
Le differenze tra ipertiroidismo e ipotiroidismo: quali sono?
PUBBLICATO IL 26 GENNAIO 2026
Quando la tiroide non funziona correttamente, si verificano le cosiddette malattie della tiroide. Tra di esse vi sono:
- l’ipertiroidismo, caratterizzato da una eccessiva produzione di ormoni tiroidei;
- l’ipotiroidismo, che al contrario è caratterizzato da una produzione insufficiente.
Questi disturbi funzionali, pur avendo cause e manifestazioni diverse, incidono profondamente sull’equilibrio dell’organismo.
Abbiamo incontrato il prof. Andrea Giustina, primario dell’Unità di Endocrinologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Vita-Salute San Raffaele, per approfondire queste 2 condizioni cliniche.
Che cos’è la tiroide
Situata alla base del collo, davanti alla trachea, la tiroide è una ghiandola endocrina fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo.
Con ghiandola endocrina s’intende un organo capace di produrre ormoni e rilasciarli direttamente nel sangue: nel caso della tiroide, gli ormoni principalmente prodotti sono la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). Questi, svolgono un ruolo centrale nel controllo del metabolismo, influenzando:
- il consumo di energia;
- la temperatura corporea;
- la frequenza cardiaca;
- il funzionamento di molti apparati, tra cui quello cardiovascolare.
Come funziona la tiroide
Questa produzione è regolata dall’ipofisi, una piccola ghiandola endocrina situata sulla base del cranio, attraverso il TSH (acronimo di Thyroid-Stimulating Hormone, in italiano ormone tireostimolante), che stimola la tiroide a produrre T3 e T4.
Questo controllo avviene tramite un meccanismo di feedback negativo:
- quando la concentrazione di ormoni tiroidei nel sangue aumenta, T3 e T4 inibiscono la secrezione di TSH da parte dell’ipofisi e di TRH da parte dell’ipotalamo;
- al contrario, quando i livelli di T3 e T4 si abbassano, l’ipotalamo e l’ipofisi aumentano la secrezione di TRH e TSH, stimolando la tiroide a produrre più ormoni.
Quando questo equilibrio si altera, possono insorgere 2 condizioni opposte: ipertiroidismo e ipotiroidismo.
Ipertiroidismo: sintomi e diagnosi
L’ipertiroidismo si verifica quando la tiroide produce un eccesso di ormoni, che induce un’“iperattivazione” dell’organismo caratterizzata da:
- aumento della frequenza cardiaca;
- nervosismo;
- insonnia;
- intolleranza al caldo e allo sforzo;
- aumento dell’appetito e dimagrimento.
“Il paziente non dorme, – spiega Giustina – ha tachicardia anche a riposo, perde peso rapidamente: difficilmente non si rivolge al medico”. Così, proprio per la rapidità e l’intensità dei sintomi, l’ipertiroidismo viene spesso diagnosticato precocemente.
Il Morbo di Graves-Basedow
La forma più comune di ipertiroidismo è il morbo di Graves-Basedow, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario produce anticorpi diretti contro la tiroide. Questi anticorpi, invece di danneggiare la ghiandola, la stimolano in modo anomalo, inducendola a produrre una quantità eccessiva di ormoni tiroidei e provocandone spesso anche l’aumento di volume, noto come gozzo.
Questo morbo colpisce prevalentemente le donne giovani, con una netta prevalenza del sesso femminile rispetto a quello maschile (circa 10:1), soprattutto in età fertile. In molti casi, la presenza del gozzo, ossia l'ingrossamento della ghiandola tiroidea, rende la patologia evidente già all’esame obiettivo.
Ipotiroidismo e tiroidite di Hashimoto
L’ipotiroidismo, al contrario, è una condizione più subdola e a lenta insorgenza. Nella maggior parte dei casi è causato dalla tiroidite di Hashimoto, un’altra malattia autoimmune in cui “gli anticorpi non stimolano la tiroide, bensì ne determinano una infiammazione e la danneggiano progressivamente”.
L’ipotiroidismo è una condizione progressiva: i sintomi non compaiono in modo acuto come avviene nelle forme di ipertiroidismo, bensì la sintomatologia associata tende a instaurarsi lentamente, senza un esordio rapido, rendendo spesso la diagnosi più difficile.
La conseguente riduzione della produzione ormonale porta a sintomi opposti rispetto all’ipertiroidismo:
- stanchezza persistente;
- aumento di peso;
- sonnolenza;
- rallentamento del battito cardiaco;
- difficoltà di concentrazione.
“I sintomi non sono acuti e vengono spesso confusi con quelli dell’età o della menopausa”, sottolinea il prof. Giustina, motivo per cui la diagnosi può essere ritardata e la paziente può consultare diversi specialisti prima di arrivare all’endocrinologo.
Anche l’ipotiroidismo colpisce prevalentemente le donne, con 2 picchi di incidenza: in età adolescenziale e in menopausa.
Diagnosi e cura
La diagnosi è semplice e si ottiene tramite un esame del sangue: “Il dosaggio del TSH, pur non essendo un ormone prodotto dalla tiroide, è altamente indicativo dello stato della funzione tiroidea ed è generalmente sufficiente come primo esame” spiega il professore.
Una volta diagnosticato, l’ipotiroidismo viene trattato con una terapia sostitutiva a base di levotiroxina: “È una terapia che deve essere generalmente assunta per tutta la vita”, ma consente di ripristinare una condizione di normalità e una buona qualità di vita.
Predisposizione e consapevolezza dei disturbi tiroidei
Sebbene non siano condizioni geneticamente trasmissibili, esiste una predisposizione familiare ai disturbi tiroidei. “In una stessa famiglia possono esserci forme diverse di patologia tiroidea, dall’ipertiroidismo all’ipotiroidismo fino al gozzo” spiega Giustina. Per questo motivo, chi ha familiari affetti da disturbi della tiroide dovrebbe sottoporsi a controlli periodici.
Sul fronte della prevenzione, lo stile di vita ha un ruolo limitato: “Si tratta di malattie autoimmuni, non dipendenti dallo stile di vita”, anche se un eccesso di iodio può peggiorare una tiroide già iperfunzionante.
Infine, è utile evidenziare come “molti pazienti pensano che la tiroide sia una malattia e non una ghiandola che tutti abbiamo - commenta Giustina, che aggiunge -, questa ghiandola può andare incontro a iperfunzione, ipofunzione o sviluppare noduli e tumori, come qualsiasi altra struttura del corpo; è dunque fondamentale che, considerata la posizione superficiale della tiroide nel collo, in presenza di un rigonfiamento a livello cervicale, sia esso nodulare o diffuso, il paziente si rivolga tempestivamente al medico o allo specialista endocrinologo”.

