Tumore dell’esofago: come riconoscerlo e curarlo

Tumore dell’esofago: come riconoscerlo e curarlo

PUBBLICATO IL 14 APRILE 2026

Tumore dell’esofago: come riconoscerlo e curarlo

PUBBLICATO IL 14 APRILE 2026

Consulta il CV del Prof. Rosati, Chirurgo dell'apparato digerente dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Il tumore dell’esofago è una patologia che, ancora oggi, tende a manifestarsi in modo silenzioso e progressivo, rendendo spesso difficile una diagnosi nelle fasi iniziali. 

Il professor Riccardo Rosati, primario dell’Unità Operativa di Chirurgia Gastroenterologica all’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Chirurgia Generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, spiega come imparare a riconoscere i campanelli d’allarme e arrivare a una diagnosi il più possibile precoce, grazie all’utilizzo di  tecnologie e strategie terapeutiche che permettono di trattare questa malattia con risultati sempre migliori, soprattutto se intercettata in tempo.

 

Cos’è l’esofago e qual è la sua funzione nel sistema digestivo

L’esofago è un organo tubulare che svolge una funzione apparentemente semplice, ma in realtà essenziale: trasportare il cibo dalla bocca allo stomaco. Questo processo avviene grazie a una serie di contrazioni muscolari coordinate, chiamate peristalsi, che spingono il bolo alimentare lungo il suo percorso.

Pur non essendo direttamente coinvolto nella digestione chimica, l’esofago rappresenta un passaggio cruciale del sistema digestivo. “Quando questo meccanismo si altera, anche in modo inizialmente lieve, il paziente può iniziare ad avvertire segnali che meritano attenzione” osserva il Prof. Rosati.

 

Quali sono i sintomi iniziali del tumore all’esofago

Uno degli aspetti più insidiosi delle patologie esofagee è la loro capacità di svilupparsi in modo graduale, con sintomi inizialmente poco evidenti o facilmente confondibili con disturbi comuni, come il reflusso gastroesofageo.

Il segnale più caratteristico del tumore all’esofago è la disfagia, ovvero la sensazione che il cibo faccia fatica a scendere o si blocchi durante la deglutizione. Nelle fasi iniziali, questo fenomeno riguarda soprattutto gli alimenti solidi, ma con il tempo può estendersi anche ai liquidi.

A questo sintomo, si possono associare:

  • dolore o bruciore dietro lo sterno;
  • perdita di peso non intenzionale;
  • rigurgito;
  • tosse persistente o raucedine (in alcuni casi). 

“Quando la difficoltà a deglutire diventa progressiva, è importante non rimandare gli accertamenti - sottolinea il professore -. Spesso è proprio l’evoluzione del sintomo a fornire un’indicazione clinica rilevante”.

 

Quali sono le principali cause e fattori di rischio del tumore all’esofago

Il tumore dell’esofago non è riconducibile a una singola causa, ma è il risultato dell’interazione di diversi fattori di rischio che agiscono nel tempo.

Tra i più rilevanti vi sono il fumo di sigaretta e il consumo eccessivo di alcol, 2 abitudini che, soprattutto se associate, aumentano in modo significativo la probabilità di sviluppare la malattia. Si tratta di fattori ben noti, ma ancora troppo diffusi.

“Un altro elemento importante è rappresentato dalla malattia da reflusso gastroesofageo, in particolare quando diventa cronica - afferma lo specialista -. L’esposizione prolungata agli acidi gastrici può infatti provocare una trasformazione della mucosa dell’esofago, nota come esofago di Barrett, considerata una condizione precancerosa”.

A questi si aggiungono ulteriori fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio complessivo, come: 

  • l’obesità;
  • un’alimentazione povera di frutta e verdura; 
  • l’età avanzata; 
  • il sesso maschile.

 

Come si diagnostica il tumore all’esofago

Il percorso diagnostico del tumore dell’esofago si basa su esami che permettono una valutazione diretta e approfondita dell’organo. Il primo passo è rappresentato dalla gastroscopia, che consente di osservare l’interno dell’esofago e dello stomaco e di individuare eventuali anomalie.

Durante questo esame è possibile prelevare piccoli campioni di tessuto, le biopsie, indispensabili per confermare la diagnosi. L’analisi istologica, oggi sempre più sofisticata, permette non solo di identificare il tipo di tumore, ma anche di studiarne le caratteristiche biologiche attraverso tecniche come l’immunoistochimica.

La ricerca molecolare ha aperto nuove prospettive, consentendo di individuare bersagli terapeutici specifici e di personalizzare sempre di più le cure.

Una volta confermata la diagnosi, ulteriori esami, tra cui TC, PET ed ecoendoscopia, permettono di definire l’estensione della malattia e di pianificare il trattamento più adeguato.

 

Quali sono i tipi di tumore all’esofago

Dal punto di vista istologico, i tumori dell’esofago si dividono principalmente in 2 grandi categorie:

  • carcinoma squamoso;
  • adenocarcinoma.

Carcinoma squamoso

Il carcinoma squamoso origina dalle cellule che rivestono la mucosa esofagea ed è più frequente nella porzione superiore e media dell’organo. È strettamente correlato al consumo di alcol e tabacco e può essere associato a tumori del distretto testa-collo.

Adenocarcinoma

L’adenocarcinoma, invece, si sviluppa prevalentemente nella parte inferiore dell’esofago ed è legato soprattutto al reflusso gastroesofageo e all’esofago di Barrett.

“Negli ultimi anni, abbiamo osservato un aumento significativo dell’adenocarcinoma nei Paesi occidentali, un fenomeno che riflette i cambiamenti negli stili di vita e nella diffusione dell’obesità” prosegue.

 

Come si può prevenire il tumore all’esofago

La prevenzione rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro il tumore dell’esofago e si basa principalmente su scelte quotidiane:

  • adottare uno stile di vita sano; 
  • smettere di fumare; 
  • limitare il consumo di alcol; 
  • mantenere un peso corporeo adeguato. 

Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante: una dieta ricca di frutta e verdura contribuisce a proteggere la salute dell’apparato digerente.

Spesso, si tende a sottovalutare l’impatto della prevenzione, ma è proprio qui che si può fare la differenza.

Un altro aspetto cruciale è la gestione del reflusso gastroesofageo. Nei casi cronici è importante rivolgersi a uno specialista e, quando indicato, sottoporsi a controlli periodici. Nei pazienti con esofago di Barrett, la sorveglianza endoscopica consente di individuare precocemente eventuali alterazioni.

 

Quando rivolgersi al medico

Riconoscere il momento giusto per rivolgersi al medico è fondamentale. In presenza di sintomi persistenti o in progressivo peggioramento, è sempre consigliabile effettuare una valutazione specialistica. Tra i segnali da non sottovalutare:

  • disfagia progressiva;
  • perdita di peso non spiegata; 
  • dolore toracico non di origine cardiaca; 
  • rigurgito frequente o cambiamenti nei sintomi da reflusso.

“Una diagnosi precoce può cambiare radicalmente il decorso della malattia - ribadisce il Prof. Rosati -. Per questo è essenziale non trascurare segnali che, anche se inizialmente lievi, tendono a persistere”.

Tosse cronica e raucedine, in assenza di altre cause evidenti, rappresentano ulteriori campanelli d’allarme da approfondire.

 

Come si cura il tumore dell’esofago

Il trattamento del tumore dell’esofago è oggi sempre più multidisciplinare e personalizzato. La chirurgia rappresenta il cardine della terapia, soprattutto nei casi in cui la malattia è localizzata.

L’intervento, eseguito nella maggior parte dei casi con tecniche mininvasive come laparoscopia, toracoscopia o chirurgia robotica, prevede la rimozione di una porzione dell’esofago e del terzo superiore dello stomaco, insieme ai linfonodi loco-regionali. Successivamente, lo stomaco residuo viene modellato e utilizzato per ricostruire la continuità del tratto digestivo.

“Si tratta di una chirurgia complessa, ma che ha beneficiato di enormi progressi tecnologici e organizzativi - conclude Rosati -. Oggi possiamo offrire ai pazienti interventi meno invasivi e percorsi di recupero più rapidi”.

Nella maggior parte dei casi, la chirurgia è integrata con trattamenti oncologici, come chemioterapia, immunoterapia o radioterapia, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia complessiva della cura, in particolare nei tumori localmente avanzati.