Covid-19 e vaccino: i nuovi vaccini sperimentali in corso di sviluppo

PUBBLICATO IL 02 NOVEMBRE 2020

Ci sono più di 180 vaccini sperimentali in corso di sviluppo per SARS-CoV-2, con oltre 46 candidati già in fase di studio clinico. Ci proteggeranno dal nuovo coronavirus?

Lo sviluppo e l’immissione in commercio di un vaccino è un processo complesso che richiede normalmente dai 10 ai 15 anni. Per rispondere all’emergenza da Covid-19, il mondo scientifico e farmaceutico ha iniziato una corsa contro il tempo per ottenere un vaccino entro il 2021.

A distanza di meno di un anno dal sequenziamento del nuovo coronavirus, il suo codice genetico è a disposizione della comunità internazionale dal gennaio 2020, sono più di 180 i vaccini in corso di sviluppo, di cui 46 sono già in sperimentazione clinica. Di questi ultimi, 11 hanno raggiunto la fase III, l’ultima prima dell’approvazione al commercio

Ma come funzionano i vaccini per SARS-CoV-2? In che misura ci proteggeranno dal contagio e dalla malattia Covid-19? Saranno sicuri?

Come funzionano i vaccini per SARS-CoV-2

“La prima cosa da capire è che nei quasi 200 vaccini in corso di sviluppo vengono impiegate tecnologie molto diverse tra loro. Alcune tecnologie vecchie, altre così nuove che non sono mai state licenziate per il commercio fino a ora,” spiega Luca Guidotti, vice direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, da oltre trent’anni impegnato a studiare l’interazione tra il sistema immunitario e i virus.

L’obiettivo finale è sempre lo stesso: far produrre al nostro organismo anticorpi capaci di legarsi alla proteina Spike, e quindi impedire al virus di entrare nelle nostre cellule, e sollecitare l’azione dei linfociti T in grado di attaccare cellule che sono già state infettate. Il tutto per prepararci all’eventualità di un contagio.

Potremmo dividere queste tecnologie in 4 gruppi: 

  • vaccini che contengono pezzi di materiale genetico del nuovo coronavirus, e in particolare le istruzioni per far produrre alle nostre cellule la proteina Spike;
  • vaccini che contengono proteine del coronavirus, intere o in pezzi;
  • vaccini basati su vettori virali, ovvero su virus di altro tipo che vengono resi innocui e modificati per mostrare sulla loro superficie la Spike;
  • vaccini basati su una versione indebolita e incapace di produrre la malattia di SARS-CoV-2, ottenuta trattando il virus chimicamente o modificandolo geneticamente.

L’efficacia del vaccino

Come abbiamo detto, l’obiettivo del vaccino è spingere l’organismo a produrre una risposta immunitaria, soprattutto a livello di anticorpi, per prepararlo all’incontro con SARS-CoV-2. Il primo possibile ostacolo al suo funzionamento è che gli anticorpi potrebbero non permanere abbastanza a lungo nel tempo.

I primi studi sulle popolazioni di pazienti che hanno contratto il virus sembrano suggerire che gli anticorpi in circolo si riducono nel corso dei primi 3-4 mesi dall’infezione. Non abbiamo però abbastanza dati per capire cosa accada dopo, se cioè rimanga un livello sufficiente da proteggere l’individuo e quanto a lungo. 

“Ancora più incertezza c’è sulla permanenza e l’efficacia degli anticorpi prodotti in risposta al vaccino invece che all’infezione naturale, anche se i primi dati sono incoraggianti - spiega Guidotti -. Ma in ogni caso, anche postulando che i vaccini in via di sviluppo facciano produrre all’organismo gli anticorpi giusti e che questi rimangano in circolo abbastanza a lungo, ciò non significa diventare immuni al virus.”

I vaccini più efficaci potrebbero infatti attenuare la manifestazione clinica di Covid-19 negli individui trattati, ma è improbabile che rendano gli individui completamente incapaci di infettarsi e contagiare altre persone. Gli studi clinici attuali non sono disegnati per chiarire questi aspetti.

“Ciò vuol dire che il virus potrebbe circolare ancora tra i vaccinati e raggiungere chi non è protetto, incluso persone fragili e anziane che non vorranno vaccinarsi in un primo momento - spiega Guidotti -. Questo è uno dei motivi per cui avere un vaccino tra pochi mesi non significherà poter immediatamente tornare a una vita normale.”

Quanto tempo sarà necessario per avere il primo vaccino?

Il processo di sviluppo di un vaccino è molto lungo e complesso, perché si tratta di un farmaco che viene somministrato a persone sane. Motivo per cui deve essere particolarmente sicuro.

“Nel caso del nuovo coronavirus avevamo una parte di lavoro preclinico e tossicologico già fatto per i vaccini sperimentali contro gli altri due coronavirus letali per l’uomo: il virus responsabile dell’epidemia di SARS del 2003 e quello della MERS - racconta Guidotti -. Questo ha permesso di risparmiare un po’ di tempo.”

Un’altra strategia per accelerare i tempi è stato procedere per fasi combinate negli studi clinici: alcuni vaccini sono al momento in trial di fase 1/2 dove vengono testati per la prima volta su centinaia di persone, e nel caso di dati preliminari positivi si è passati immediatamente alla fase 3. 

Il risultato di questa corsa è che, secondo molti osservatori, il primo vaccino potrebbe essere approvato dall’FDA americana già entro la fine del 2020. Rimangono però molte incertezze sui tempi e la modalità di produzione e distribuzione su larga scala. E altrettante, proprio a causa dei tempi ristretti con cui si sta procedendo, sulla sua reale efficacia del vaccino.

Le incertezze sul vaccino per Covid-19 

“C’è un motivo se solitamente si impiegano molti anni per produrre un vaccino, anche perché nessuna delle realtà coinvolte nel processo, dall’industria al pubblico, vorrebbe aspettare così a lungo - spiega Guidotti -. I tempi lunghi servono per arrivare alla fine del processo con la sicurezza che il vaccino funzioni e sia sicuro. Altrimenti a seguito dell’approvazione si crea una grande confusione.”

Gli oltre 40 studi clinici in corso sono stati lasciati in mano alle singole aziende, con il risultato che seguono protocolli diversi, non sempre confrontabili, e che in ognuno il vaccino è confrontato con un placebo. Non solo, ma l’asticella per l’approvazione posta dall’FDA americana sarà relativamente bassa per i primi vaccini, ma potrebbe non esserlo per i vaccini che arriveranno in seguito (costretti a confrontarsi non con placebo, ma con i vaccini che li hanno preceduti), rendendo quindi più complessa la progressione verso interventi profilattici sempre più efficaci. 

Il rischio è che non sapremo quali sono i più efficaci e in quali contesti. Senza contare che, una volta distribuiti a milioni di persone, eventuali segnalazioni di disturbi emersi dopo la vaccinazione, statisticamente certe, anche se casuali, potrebbero far saltare definitivamente la fiducia del pubblico. 

“La speranza è che almeno uno di questi vaccini sia efficace, gli elementi in nostro possesso sono incoraggianti ma serve cautela e realismo. In ogni caso, anche dopo gennaio e con un vaccino approvato, dovremo continuare a lungo a comportarci con responsabilità verso gli altri - conclude Guidotti -. 

Ma soprattutto, dovremo continuare la ricerca su farmaci antivirali efficaci contro coronavirus come questo. Sono sicuro che la scienza troverà soluzioni intelligenti a questa pandemia e alla prossima, ma bisogna rispettare i suoi tempi.”

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