Nuove evidenze del ruolo dei neutrofili nella patogenesi del diabete di tipo 1

PUBBLICATO IL 21 SETTEMBRE 2018

Milano, 21 settembre 2018 – Lo studio dei meccanismi all’origine del diabete di tipo 1 – una delle malattie croniche autoimmuni più frequenti e debilitanti – si è a lungo concentrato sul ruolo dei linfociti T, considerati, già a partire dagli anni ’70, i responsabili fondamentali dell’attacco del sistema immunitario ai tessuti del pancreas. Una ricerca coordinata da Manuela Battaglia, vicedirettrice del Diabetes Research Institute (DRI) dell’Ospedale San Raffaele, svolta con la preziosa collaborazione delle Unità di Pediatria e Ortopedia infantile dell’Ospedale San Raffaele e con altri centri di ricerca internazionali, suggerisce il ruolo determinante di un gruppo di cellule a lungo ignorate in questo campo: i neutrofili. I risultati dello studio, pubblicato oggi su JCI Insights, potrebbero cambiare la nostra comprensione del diabete di tipo 1 e aprire nuove prospettive per prevenire e combattere la malattia.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario riconosce come una minaccia le cellule beta del pancreas e le attacca. Queste cellule sono le uniche dell’organismo in grado di produrre l’insulina, un ormone fondamentale per il metabolismo dello zucchero e la sua trasformazione in energia. Al momento, l’unica terapia disponibile per chi soffre della malattia consiste in iniezioni giornaliere di questo ormone, la cui mancanza diventa letale nel giro di poche ore.

Se negli ultimi decenni gli sforzi della ricerca nel campo del diabete di tipo 1 si sono concentrati sullo studio dei linfociti T, il ruolo di altre cellule del sistema immunitario, come i neutrofili, è stato per lo più ignorato. A differenza delle cellule T, che costituiscono la cosiddetta immunità adattativa – quella parte del sistema immunitario che ci permette di sviluppare risposte specifiche basate sull’interazione con l’ambiente e di generare la memoria immunologica – i neutrofili sono tra i principali effettori dell’immunità innata, che consente invece al nostro organismo di rispondere a una minaccia in modo rapido e aggressivo, ma poco specifico. Negli ultimi anni lo studio del comportamento dei neutrofili nel contesto di malattie autoimmuni come il lupus sistemico o la sclerodermia ha riacceso l’attenzione dei ricercatori verso queste cellule, che sembrano svolgere un ruolo fondamentale nella lesione dei tessuti e nell’innesco del processo infiammatorio.

Nello studio appena pubblicato, grazie alla collaborazione con TrialNet, il gruppo di Manuela Battaglia ha potuto analizzare i campioni di sangue di 389 persone a rischio di sviluppare il diabete di tipo 1,dimostrando che le persone con meno neutrofili in circolo sono anche quelle con le cellule beta meno funzionanti. “La riduzione del numero di neutrofili nel sangue è cioè proporzionale all’incapacità del pancreas di produrre insulina” spiega Manuela Battaglia. Incuriositi da questo risultato i ricercatori hanno analizzato sezioni di pancreas raccolte da tutto il mondo da donatori appartenenti a 4 stadi diversi di sviluppo della malattia. “L’analisi dei tessuti ha dimostrato che già nei pazienti a rischio si osserva la progressiva infiltrazione del pancreas da parte dei neutrofili”. Non solo, ma nei tessuti si vedono anche i segni della presenza di NETs, un fenomeno per il quale i neutrofili rilasciano all’esterno il contenuto del loro nucleo, compreso il DNA, attivando processi infiammatori e aumentando il rischio di autoimmunizzazione.

Infine, attraverso lo studio del profilo di espressione genica dei neutrofili raccolti nei campioni di sangue –svolta in collaborazione con il Benaroya Research Institute di Seattle – i ricercatori del San Raffaele hanno dimostrato che già nei pazienti a rischio per familiarità i neutrofili appaiono alterati rispetto a quelli di soggetti in salute e non a rischio. Questo particolare profilo di espressione genica, che in sostanza descrive un’attività anomala dei neutrofili – quali proteine producono e in che quantità – precede la produzione degli auto-anticorpi specifici per il diabete e anche l’attivazione dei linfociti T, e potrebbe indicare un ruolo primigenio dei neutrofili nella patogenesi del diabete di tipo 1.

Presi nel loro complesso, i risultati dello studio suggeriscono un nuovo ruolo fondamentale per i neutrofili nello sviluppo del diabete di tipo 1. Si tratta di un ruolo che non possiamo più ignorare se vogliamo comprendere la malattia e sconfiggerla” conclude Manuela Battaglia. “Ci auguriamo che questi risultati vengano presto confermati e ampliati da altri gruppi di ricerca e alimentino nuovi percorsi di indagine, di cui la ricerca sul diabete ha bisogno oggi più che mai”.

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