A ottobre “La seconda vita: storie di rinascita dopo l’arresto cardiaco”, l’evento del San Raffaele dedicato all’arresto cardiaco

A ottobre “La seconda vita: storie di rinascita dopo l’arresto cardiaco”, l’evento del San Raffaele dedicato all’arresto cardiaco

30 SETTEMBRE 2026

A ottobre “La seconda vita: storie di rinascita dopo l’arresto cardiaco”, l’evento del San Raffaele dedicato all’arresto cardiaco

30 SETTEMBRE 2026

Un cuore che improvvisamente smette di battere. Una persona perde coscienza e non respira normalmente. Da quel momento, ogni minuto conta: in assenza di un intervento immediato, le probabilità di sopravvivenza diminuiscono rapidamente, mentre iniziare subito la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e utilizzare precocemente un defibrillatore può raddoppiare o triplicare le possibilità di sopravvivenza. 

L’arresto cardiaco extra-ospedaliero è una delle principali cause di mortalità e disabilità: in Italia si stimano circa 60 mila casi ogni anno e nella sola area metropolitana di Milano vengono colpite in media 8 persone al giorno. 

Eppure, prima dell’arrivo dell’ambulanza, a fare la differenza può essere chiunque.

Lo raccontano le storie dei protagonisti di “La seconda vita: storie di rinascita dopo l’arresto cardiaco”, l’evento aperto alla cittadinanza organizzato dall’IRCCS Ospedale San Raffaele il 15 ottobre 2026, alla vigilia del World Restart a Heart Day, la giornata internazionale dedicata alla sensibilizzazione sull’arresto cardiaco e sulle manovre salvavita.

Sopravvissuti a un arresto cardiaco e i loro familiari incontreranno le persone che hanno contribuito a salvarli e racconteranno insieme le loro storie. Non necessariamente medici o professionisti dell’emergenza, ma cittadini che si sono trovati improvvisamente davanti a una persona in arresto cardiaco e hanno scelto di agire: riconoscere l’emergenza, chiamare i soccorsi, iniziare la rianimazione cardiopolmonare, recuperare un defibrillatore e utilizzarlo in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.

Saranno racconti a 2 voci: quella di chi oggi può raccontare la propria “seconda vita” e quella di chi, in quei pochi minuti, ha contribuito a renderla possibile. Un modo per mostrare concretamente come la cosiddetta “catena della sopravvivenza” inizi molto prima dell’arrivo in ospedale e come ciascuno possa diventarne un anello fondamentale.

 

Dalla strada all’ospedale: il ruolo dei Cardiac Arrest Center

Se i primi minuti sono decisivi, altrettanto importante è ciò che accade dopo l’arrivo dei soccorsi. È qui che entrano in gioco i Cardiac Arrest Center, centri dotati di competenze multidisciplinari, tecnologie avanzate, percorsi dedicati e personale altamente specializzato per la gestione del paziente colpito da arresto cardiaco. Le società scientifiche europee ne raccomandano l’implementazione come strategia per migliorare gli esiti dei pazienti dopo un arresto cardiaco. 

All’interno dell’Unità di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele è attivo il Cardiac Arrest Center, dedicato alla cura, alla ricerca e allo sviluppo nell’ambito dell’arresto cardiaco. Inserito nella rete dell’emergenza-urgenza dell’Area Metropolitana di Milano, il Centro garantisce 24 ore su 24, 7 giorni su 7, almeno 2 posti letto di terapia intensiva e un percorso dedicato per l’accesso diretto a una terapia intensiva ad alta tecnologia. 

L’approccio è multidisciplinare e accompagna il paziente lungo l’intero percorso: dalla fase acuta post-rianimatoria alla valutazione prognostica, fino alla riabilitazione e al follow-up, integrando competenze rianimatorie, cardiologiche, neurologiche e riabilitative. 

Il San Raffaele è inoltre riconosciuto da Regione Lombardia come Centro di riferimento di III livello per la gestione dello shock cardiogeno e dell’arresto cardiaco refrattario. Dal 2013, anno di nascita della rete metropolitana milanese dell’arresto cardiaco refrattario, l’Ospedale ha trattato oltre 450 pazienti con ECMO, il sistema di supporto extracorporeo che può sostituire temporaneamente la funzione di cuore e polmoni, maturando una delle maggiori esperienze in questo ambito in Italia e tra i centri ad alto volume in Europa. 

 

“Impara a salvare una vita”: la rianimazione è per tutti

Ma l’obiettivo dell’incontro non è soltanto raccontare ciò che accade quando una persona viene colpita da arresto cardiaco. È soprattutto far sì che sempre più persone sappiano cosa fare se un giorno si trovassero dall’altra parte della storia.

“Quando si verifica un arresto cardiaco, la possibilità di salvare una persona comincia molto prima del suo arrivo in ospedale. Comincia nel luogo in cui il cuore si ferma ed è nelle mani di chi è presente in quel momento. E chiunque può essere d'aiuto: bastano pochi gesti semplici, come: 

  • chiamare il 112;
  • iniziare subito il massaggio cardiaco; 
  • usare un defibrillatore. 

Noi possiamo mettere a disposizione competenze altamente specialistiche e le tecnologie più avanzate, ma queste possono fare la differenza solo se qualcuno ha già iniziato la rianimazione nei primi minuti. Per questo insegnare le manovre di rianimazione a quante più persone possibile significa costruire una comunità più preparata a salvare vite”, sottolinea il professor Alberto Zangrillo, Chief Clinical Officer dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Anestesia e Rianimazione all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Per questo, al termine delle testimonianze e del confronto con i medici dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, l’evento uscirà simbolicamente dalla Terapia Intensiva per arrivare nelle mani del pubblico. Con “Impara a salvare una vita”, i partecipanti potranno avvicinarsi alle postazioni allestite con manichini e, guidati dai professionisti del San Raffaele, provare direttamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare: un'esperienza pratica per imparare quei gesti che, un giorno, potrebbero contribuire a salvare una vita. La sessione pratica è prevista dalle ore 18 alle 19, al termine dell'incontro con pazienti, soccorritori e familiari. 

L'appuntamento sarà anche un momento di incontro per le persone che negli anni sono state ricoverate nelle Terapie Intensive del San Raffaele e per le loro famiglie: pazienti accomunati dall'esperienza di essere passati attraverso una condizione critica e di essere tornati alla propria vita.

 

Come partecipare all’evento

L’evento si svolge giovedì 15 ottobre dalle ore 16. La partecipazione gratuita previa iscrizione: openday.hsr.it/ev.aspx

L’accoglienza e la registrazione inizieranno dalle ore 15.30 presso Ciborio – DIBIT 2, Basilica, IRCCS Ospedale San Raffaele – Università Vita-Salute San Raffaele, Via Olgettina 60 a Milano.