
Trombosi venosa profonda: al San Raffaele trattamento innovativo di trombectomia venosa endovascolare
PUBBLICATO IL 23 LUGLIO 2026
Una nuova tecnologia amplia le possibilità di trattamento della trombosi venosa profonda (TVP), una patologia che può avere conseguenze anche gravi se non diagnosticata e trattata tempestivamente.
Per la prima volta in Italia, il Vein Center dell'IRCCS Ospedale San Raffaele, diretto dal professor Domenico Baccellieri, ha eseguito un intervento utilizzando un innovativo sistema per la trombectomia venosa endovascolare, progettato per agevolare la rimozione meccanica del trombo nei pazienti candidabili al trattamento endovascolare.
Che cos'è la trombosi venosa profonda
La trombosi venosa profonda (TVP) è una patologia del sistema venoso caratterizzata dalla formazione di un coagulo di sangue (trombo) all'interno delle vene profonde, principalmente negli arti inferiori, come le vene tibiali, poplitee e femorali.
La presenza del trombo ostacola il normale ritorno del sangue al cuore e può compromettere la circolazione venosa. La sua formazione è favorita dalla cosiddetta triade di Virchow, che comprende il rallentamento del flusso sanguigno, il danno della parete del vaso e una maggiore predisposizione alla coagulazione.
Tra i principali fattori di rischio rientrano:
- l'immobilità prolungata;
- gli interventi chirurgici;
- alcune condizioni di ipercoagulabilità;
- le patologie oncologiche;
- l'assunzione di contraccettivi orali;
- specifiche anomalie anatomiche del sistema venoso.
La TVP rappresenta una condizione clinicamente rilevante perché il trombo può distaccarsi e raggiungere i polmoni attraverso il circolo sanguigno, causando un'embolia polmonare, una complicanza che richiede un trattamento tempestivo.
Tra i sintomi più frequenti della TVP: gonfiore improvviso dell'arto interessato, dolore, senso di tensione, aumento della temperatura locale e, in alcuni casi, arrossamento della pelle.
Diagnosi e trattamento della trombosi venosa profonda
La diagnosi viene, generalmente, confermata attraverso l'ecocolordoppler venoso, un esame non invasivo che consente di individuare la presenza del trombo e valutare il flusso sanguigno. Successivamente, possono essere eseguite anche metodiche di II° livello come Angio-TC o Angio-RM.
Il trattamento storicamente di riferimento è stato basato sulla terapia anticoagulante, finalizzata a impedire l'estensione del coagulo e a ridurre il rischio di embolia polmonare.
Nei pazienti selezionati, soprattutto in presenza di trombosi estese o di una significativa compromissione del flusso venoso, possono essere indicate procedure endovascolari mininvasive come la:
- trombolisi;
- tromboaspirazione;
- trombectomia meccanica.
Oggi, rappresentano un'importante opzione terapeutica per alcuni pazienti con trombosi venosa profonda, perché consentono di intervenire direttamente sul trombo attraverso tecniche mininvasive, con l'obiettivo di ripristinare il flusso venoso e favorire il recupero della funzionalità dell'arto coinvolto.
Una nuova tecnologia per la trombectomia venosa: il primo utilizzo italiano al San Raffaele
È in questo ambito che si inserisce il nuovo sistema di trombectomia venosa periferica sviluppato per la rimozione meccanica dei trombi attraverso un'aspirazione controllata e un sistema meccanico rotazionale progettato per facilitare la disgregazione e la mobilizzazione del materiale trombotico durante l'aspirazione. Il 15 luglio scorso, il team del Vein Center dell'IRCCS Ospedale San Raffaele ha eseguito il primo caso italiano con questa tecnologia.
“La procedura ha previsto un approccio combinato, integrando l'aspirazione controllata del trombo con un'azione meccanica dal sistema rotazionale che favorisce la rimozione del materiale trombotico maggiormente aderente alla parete venosa - spiega il prof. Baccellieri -. Il controllo diretto dell'aspirazione consente all'operatore di modulare la procedura in funzione delle diverse fasi dell'intervento.
Il dispositivo è interamente monouso e non richiede consolle dedicate, caratteristiche che ne favoriscono l'integrazione nei workflow endovascolari. La tecnologia può, inoltre, essere associata ad altri strumenti dedicati alla trombectomia nei casi in cui sia necessario intervenire su materiale trombotico più organizzato e aderente alla parete del vaso”.
I vantaggi della nuova tecnologia
L'obiettivo della procedura è molteplice:
- ridurre il carico trombotico con l'obiettivo di preservare la funzione valvolare e potenzialmente ridurre il rischio di sindrome post-trombotica;
- ripristinare il flusso sanguigno più rapidamente possibile e ridurre gonfiore ed edema dell’arto;
- favorire il recupero della funzionalità venosa nell'area trattata;
- prevenire le complicanze severe come la tromboembolia polmonare.
“Nei pazienti con trombosi prossimali che coinvolgono gli assi iliaci e femorali, questo approccio può contribuire a limitare gli effetti dell'ostruzione causata dal trombo e favorire il recupero rapido dell'arto attraverso una procedura endovascolare mininvasiva - conclude Baccellieri.
L'evoluzione delle tecniche endovascolari sta ampliando le possibilità terapeutiche nei pazienti accuratamente selezionati con trombosi venosa profonda prossimale. Tuttavia, accanto alla terapia anticoagulante, la scelta di eventuali procedure di rimozione del trombo deve essere effettuata da specialisti esperti nella patologia venosa sulla base delle caratteristiche cliniche, anatomiche e temporali della trombosi, in accordo con le più recenti linee guida internazionali ESVM (Società Europea di Medicina Vascolare), alla cui stesura ho avuto l'opportunità di contribuire”.

