
Vitiligine: sfatiamo i falsi miti e facciamo il punto sulle terapie disponibili
PUBBLICATO IL 25 GIUGNO 2026
La comparsa di macchie bianche sulla pelle può generare preoccupazione e molte domande. Nonostante la vitiligine sia una malattia relativamente comune, perché interessa tra lo 0,5% e il 2% della popolazione mondiale è ancora circondata da numerosi luoghi comuni, che spesso si aggiungono all'impatto emotivo della malattia.
In occasione della Giornata mondiale della Vitiligine, che si celebra il 25 giugno, approfondiamo con il Prof. Franco Rongioletti, primario dell’Unità di Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Dermatologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, le caratteristiche, i falsi miti e le terapie disponibili per questa malattia.
Cos’è la vitiligine
La vitiligine è una malattia autoimmune della pelle caratterizzata dalla scomparsa dei melanociti, ossia le cellule che producono la melanina e che conferiscono colore alla cute. Il risultato è la comparsa di chiazze bianche ben delimitate, che possono interessare diverse aree del corpo.
Sebbene le prime manifestazioni possano comparire a qualsiasi età, in circa la metà dei casi la malattia esordisce prima dei 20 anni. Le prime lesioni si presentano spesso come piccole macchie più chiare della pelle circostante, soprattutto sul viso, sulle mani o nelle zone soggette a sfregamenti e piccoli traumi, ma in alcuni casi può comparire anche lo sbiancamento precoce di peli e capelli.
La vitiligine è contagiosa e causata da scarsa igiene personale: falsi miti sulla malattia
Nonostante le ricerche condotte sulla malattia, la vitiligine continua a essere circondata da convinzioni errate. Come sottolinea il Prof. Rongioletti, "si tratta di una malattia autoimmune cronica, non trasmissibile e con una complessa base biologica". Tra i falsi miti più diffusi c'è infatti l'idea che possa essere contagiosa o che sia legata a una scarsa igiene personale. In realtà la sua origine è molto più complessa: la predisposizione genetica si combina con fattori ambientali e immunologici che possono favorire l'esordio o la progressione della malattia.
Anche l'aspetto psicologico viene spesso frainteso: sebbene stress e fattori emotivi possano influenzare il decorso della patologia, essi non rappresentano l'unica causa della comparsa delle lesioni.
Quando le macchie incidono sulla qualità della vita
La vitiligine non provoca dolore né sintomi fisici importanti nella maggior parte dei casi, ma può avere conseguenze rilevanti sul benessere psicologico.
L'impatto della malattia, infatti, non dipende necessariamente dall'estensione delle aree coinvolte. Anche poche chiazze localizzate in zone molto visibili, come il volto o le mani, possono influire sull'autostima, sulle relazioni sociali e sulla qualità della vita quotidiana.
Per questo motivo una presa in carico completa del paziente non si limita alla valutazione dermatologica, ma considera anche gli aspetti emotivi e relazionali associati alla malattia.
Chi soffre di vitiligine può prendere il sole?
Uno dei temi più discussi riguarda l'esposizione al sole. Le aree depigmentate sono più vulnerabili ai raggi ultravioletti perché prive della normale protezione offerta dalla melanina e richiedono quindi particolare attenzione e un'adeguata fotoprotezione.
Questo non significa però che la luce abbia sempre effetti negativi. Al contrario, come spiega il Professore, "l’esposizione controllata e soprattutto la fototerapia UVB a banda stretta rappresentano strumenti terapeutici consolidati per favorire la ripigmentazione".
Fototerapia, terapia farmacologica e trapianto di melanociti: come si tratta la vitiligine
Negli ultimi anni il trattamento della vitiligine ha compiuto passi avanti significativi grazie a una migliore comprensione dei meccanismi che stanno alla base della malattia.
Fototerapia UVB a banda stretta
Tra le opzioni terapeutiche più efficaci c'è la fototerapia UVB a banda stretta, che utilizza una specifica lunghezza d'onda della luce ultravioletta per favorire la ripigmentazione della pelle e modulare la risposta immunitaria responsabile della distruzione dei melanociti.
Terapia farmacologica
Alla fototerapia UVB a banda stretta si sono affiancate terapie farmacologiche più innovative, come gli inibitori di JAK, tra cui il ruxolitinib topico, che agiscono bloccando alcune delle vie infiammatorie coinvolte nel processo autoimmune.
Accanto a queste opzioni, continuano a essere utilizzati corticosteroidi topici e inibitori della calcineurina. Applicati direttamente sulle aree interessate, questi farmaci aiutano a ridurre l'attività del sistema immunitario responsabile della perdita dei melanociti e possono contribuire a favorire la ripigmentazione, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia o nelle forme più localizzate.
In molti casi, la combinazione tra terapia farmacologica e fototerapia consente di ottenere risultati migliori rispetto ai singoli trattamenti, soprattutto nelle aree del viso e del collo, che tendono a rispondere più favorevolmente.
Trapianto di melanociti
In caso di malattia che non risponde ai trattamenti convenzionali può essere presa in considerazione anche la chirurgia mediante trapianto di melanociti, una procedura che tuttavia presenta indicazioni specifiche e alcuni limiti.
Il messaggio più importante per chi riceve una diagnosi di vitiligine è che oggi esistono strumenti efficaci per gestire la malattia. Una valutazione specialistica dermatologica precoce consente di impostare il percorso terapeutico più adatto, che tenga in considerazione anche gli aspetti emotivi e relazionali associati alla malattia. Questo permette di affrontare con maggiore serenità una condizione che, pur essendo cronica, può essere trattata con risultati sempre più incoraggianti.