Ipertrofia prostatica benigna

È l’ingrossamento della porzione centrale della prostata dovuto a un aumento numerico delle cellule. Si manifesta negli uomini dopo i 40-45 anni per cause ormonali (trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, ormoni sessuali maschili). Non è un tumore maligno né predispone all’insorgenza del carcinoma prostatico.

L’aumento della porzione ghiandolare centrale porta a una compressione dell’uretra e a una deformazione del pavimento della vescica rendendo difficoltosa la minzione.

I principali sintomi sono:

  • riduzione della forza del getto urinario (mitto ipovalido);
  • sensazione di incompleto svuotamento vescicale;
  • allungamento del tempo necessario per la minzione;
  • aumento della frequenza delle minzioni (pollachiuria);
  • necessità di alzarsi di notte per urinare (nicturia).

PRINCIPALI ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI

Visita urologica: valutazione dei sintomi, delle abitudini minzionali ed esplorazione digitale della ghiandola prostatica.

Dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA): si ottiene mediante un prelievo del sangue. Il PSA è una proteina che viene normalmente prodotta dalle cellule prostatiche, ma che aumenta nel caso le cellule subiscano alterazioni strutturali come ipertrofia, infezioni o tumore maligno.

Ecografia dell’apparato urinario: consente di valutare reni e vescica.

Ecografia prostatica transrettale: mediante l’introduzione di una sonda ecografica nel retto si esaminano morfologia, dimensioni della ghiandola prostatica ed eventuali patologie in corso.

Uroflussometria: esame semplice e non invasivo che valuta il flusso minzionale misurando la forza del getto, la velocità di svuotamento e, con un’ecografia, il residuo minzionale (RPM).

OPZIONI TERAPEUTICHE

Terapia farmacologica: permette di controllare i sintomi e ridurre i disturbi.
I farmaci più frequentemente impiegati sono:

  • la finasteride, che impedendo la conversione del testosterone in diidrotestosterone, fa ridurre il volume della prostata e decomprimere l’uretra;
  • gli alfa-bloccanti, farmaci utilizzati anche per l’ipertensione arteriosa, che agiscono bloccando i recettori alfa posti soprattutto a livello del primo tratto dell’uretra e determinano un rilasciamento delle cellule muscolari che facilita l’espulsione dell’urina.

Il lavoro che la vescica deve compiere per svuotarsi diminuisce, così come il rischio di infezioni batteriche. In molti casi l’azione della terapia farmacologica migliora la qualità della vita e permette di rimandare l’intervento chirurgico.

Adenomectomia prostatica transvescicale: asportazione chirurgica con un’incisione sovrapubica della porzione prostatica ingrossata (adenoma). Preferito per adenomi prostatici di grosse dimensioni (al di sopra di 60-70 ml di volume). Dopo l’intervento viene mantenuto un catetere vescicale per circa 4 giorni.

Resezione di adenoma prostatico per via endoscopica: in alternativa al classico elettrobisturi, viene usato un laser innovativo e poliedrico, il laser a Holmio. Permette di ridurre le complicanze tipiche dell’elettrobisturi come sanguinamento, lunga cateterizzazione e restringimenti dell’uretra o perdita di elasticità del collo vescicale.
L’intervento può essere, a seconda della morfologia dell’adenoma:

  • resezione dei lobi prostatici laterali;
  • resezione del lobo medio;
  • incisione della prostata (TUIP);
  • incisione del collo vescicale (TURBN).

La resezione endoscopica della prostata e l’adenomectomia transvescicale infatti non asportano completamente la ghiandola prostatica ma solo l’adenoma ostruente: rimane comunque il rischio di sviluppare nel tessuto ghiandolare residuo un tumore maligno. Il monitoraggio del PSA e l’esplorazione rettale annuale devono comunque essere proseguiti anche dopo aver subito un intervento. In caso di controindicazioni all’intervento chirurgico si possono attuare trattamenti “tampone” che però non danno risultati definitivi.

Posizionamento di stent nella prostata: inserimento nell’uretra di piccole strutture tubulari in maglia metallica che, espandendosi, permettono il passaggio dell’urina.

Applicazione di laser interstiziale: provoca lesioni nella ghiandola prostatica che favoriscono la riduzione del tessuto ipertrofico.

Effetti collaterali

La terapia alfa-bloccante è gravata da modici effetti collaterali quali:

  • ipotensione ortostatica (calo della pressione passando alla posizione eretta);
  • vertigini;
  • eiaculazione retrograda (mancata emissione dello sperma durante l’orgasmo);
  • possibili disturbi gastrointestinali.

I principali effetti collaterali della terapia con la finasteride sono:

  • calo della libido;
  • vampate di calore;
  • ginecomastia (tumefazione mammaria), in percentuale minore.

Per quanto riguarda la terapia chirurgica il principale effetto collaterale è la comparsa di eiaculazione retrograda. L’incontinenza urinaria (di modica entità) è riscontrata in una bassissima percentuale di casi. Qualora l’ostruzione abbia compromesso la funzionalità vescicale possono persistere per vario tempo difficoltà nella minzione.