Nasce la nuova Rete regionale della Chirurgia Vascolare: il San Raffaele al centro della gestione della patologia aortica complessa

Nasce la nuova Rete regionale della Chirurgia Vascolare: il San Raffaele al centro della gestione della patologia aortica complessa

PUBBLICATO IL 01 SETTEMBRE 2026

Nasce la nuova Rete regionale della Chirurgia Vascolare: il San Raffaele al centro della gestione della patologia aortica complessa

PUBBLICATO IL 01 SETTEMBRE 2026

Visita la pagina dedicata alla Chirurgia Vascolare e Aortic Center del San Raffaele

Regione Lombardia ha approvato la costituzione della Rete regionale della Chirurgia Vascolare e il nuovo modello organizzativo per la presa in carico dei pazienti con patologia aortica acuta e cronica. La delibera della Giunta, proposta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, punta a rendere più omogenea, sicura ed efficace l’assistenza sul territorio regionale, organizzando le Unità Operative di Chirurgia Vascolare, afferenti a strutture ospedaliere sia pubbliche sia private, in base a competenze, tecnologie disponibili, volumi di attività ed esiti delle cure.

Il modello assegna ai diversi centri un ruolo in funzione della complessità delle patologie trattate. Per le forme aortiche più complesse, prevede il riferimento a strutture dotate di competenze e tecnologie avanzate, tra cui l’IRCCS Ospedale San Raffaele, inserito tra i Centri di Gruppo A della nuova Rete.

 

Gli obiettivi della nuova Rete regionale per la cura della patologia aortica complessa

L’obiettivo della Rete è garantire a ogni paziente il percorso più adeguato alla complessità della patologia dell’aorta, evitando la dispersione dei casi complessi e favorendo percorsi condivisi tra ospedali e professionisti.

La principale criticità individuata dalla Regione non è l’assenza di competenze, ma la loro distribuzione non omogenea sul territorio. La concentrazione della casistica presso centri adeguatamente attrezzati viene, quindi, considerata uno strumento per aumentare sicurezza, tempestività e appropriatezza delle cure.

La patologia aortica complessa richiede, infatti, esperienza specifica, organizzazione multidisciplinare, diagnostica avanzata e la possibilità di integrare diverse strategie terapeutiche, dalla chirurgia open alle procedure endovascolari più innovative. Soprattutto nelle emergenze, la Rete punta a garantire il trasferimento rapido del paziente verso la struttura più adatta.

 

L’organizzazione della Rete regionale: Gruppo A, Gruppo B e Gruppo C

Il nuovo modello distingue le strutture in diversi livelli:

  • Centri di Gruppo A, come il San Raffaele, che possono gestire l’intera patologia aortica (in particolare gli aneurismi, le dissezioni, o le stenosi e le occlusioni), comprese le forme toraciche e toraco-addominali e le procedure endovascolari più complesse, con endoprotesi custom-made, fenestrate e ramificate;
  • Centri di Gruppo B che sono dedicati alla sola patologia aortica addominale;
  • Centri del Gruppo C che, per specifiche caratteristiche territoriali e geografiche, restano abilitati a trattare la patologia aortica addominale pur non soddisfando integralmente tutti i requisiti previsti, così da garantire la continuità assistenziale.

Non si tratta di una graduatoria tra ospedali, ma di una differenziazione funzionale delle competenze all’interno della Rete.

I requisiti delle strutture del Gruppo A

Per i Centri A, la Regione richiede: 

  • comprovata esperienza nell’intero spettro della patologia aortica;
  • disponibilità H24 di dispositivi endovascolari per aneurismi e dissezioni, comprese endoprotesi standard, fenestrate, ramificate e custom-made;
  • sale ibride
  • diagnostica avanzata
  • organizzazione multidisciplinare basata sull’Aortic Team, che integra Chirurgia Vascolare, Cardiochirurgia, Radiologia e Anestesia e Rianimazione.

Al San Raffaele, questo modello si inserisce nell’attività dell’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare, diretta dal professor Roberto Chiesa, da oltre 30 anni centro di riferimento nazionale e internazionale per la chirurgia dell’aorta toracica e toraco-addominale, dell’arco aortico e per i trattamenti endovascolari complessi e ibridi.

 

Innovazione e personalizzazione della chirurgia aortica 

La chirurgia aortica moderna non contrappone più chirurgia open ed endovascolare: l’obiettivo è scegliere e integrare la tecnica più appropriata in base all’anatomia e alle condizioni cliniche del singolo paziente.

Un ruolo crescente è svolto dalle procedure endovascolari complesse e dalle endoprotesi ramificate e custom-made, progettate sulla specifica anatomia del paziente. L’evoluzione dell’imaging e della progettazione tridimensionale consente, infatti, di studiare con precisione l’aorta e realizzare dispositivi personalizzati, con l’obiettivo di migliorare sia il risultato immediato sia la stabilità nel lungo periodo.

L’Ospedale San Raffaele ha sviluppato una particolare esperienza in questo ambito, soprattutto nel trattamento delle patologie dell’arco aortico e dell’aorta toraco-addominale. Già nel 2016, l’équipe, guidata dal professor Chiesa, era tra le prime al mondo ad aver eseguito un trattamento completamente endovascolare di un aneurisma dell’arco aortico.

 

Volumi, esperienza ed esiti

Per la patologia aortica complessa, il volume di attività è un elemento importante, perché esperienza e curva di apprendimento sono difficilmente replicabili in centri con casistiche limitate.

La Regione stabilisce una soglia minima di 30 interventi annui, open e/o endovascolari, per i centri chiamati a gestire la patologia aortica. Tale soglia, in accordo con le nuove linee guida emanate dalla Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare (SICVE) e dalla European Society of Vascular and Endovascular Surgery (ESVS), rappresenta tuttavia soltanto un requisito minimo, non una certificazione di eccellenza, per valutare un centro occorre considerare anche: 

  • complessità dei casi;
  • tecnologie disponibili;
  • capacità di offrire trattamenti open ed endovascolari;
  • organizzazione multidisciplinare;
  • esiti clinici.

La nuova Rete prevede per questo un monitoraggio basato su indicatori strutturali, di processo e di esito, in coerenza con il Programma Nazionale Esiti (PNE) di AGENAS.

Secondo i dati PNE 2025, il San Raffaele è ai vertici nazionali nel trattamento dell’aneurisma dell’aorta addominale, con 236 interventi annui e una sopravvivenza a 30 giorni superiore al 99%. Sulla base dell’analisi delle SDO 2023-2025, risulta inoltre al primo posto tra i centri lombardi per volume di attività aortica, con una media di 226 interventi annui.

 

Il nuovo percorso del paziente secondo il modello della Rete regionale

Il principio alla base della Rete è che non sia soltanto il luogo in cui il paziente arriva a determinare dove verrà trattato, ma soprattutto la complessità della sua patologia.

In caso di emergenza, il paziente viene diagnosticato e stabilizzato nel centro di primo soccorso e quindi indirizzato al Centro di riferimento più adeguato per competenze, tecnologia e disponibilità specialistica. 

In raccordo con AREU, questi centri devono garantire H24 l’équipe vascolare, la diagnostica radiologica urgente, la sala operatoria o ibrida e il supporto anestesiologico-rianimatorio, oltre al team cardiovascolare multidisciplinare quando necessario.

Per le patologie dell’arco aortico, toraciche, toraco-addominali o comunque complesse, l’indirizzo sarà verso i Centri A. I Centri B e C continueranno a trattare la patologia aortica addominale nei limiti delle rispettive competenze.

 

Integrazione con le altre reti vascolari

La patologia aortica può coinvolgere contemporaneamente più apparati e richiedere l’intervento coordinato di diversi specialisti. La Regione prevede, quindi, che la Rete della Chirurgia Vascolare dialoghi con le altre reti dell’area cardio-cerebro-vascolare, in particolare Rete Infarto, Rete Ictus e Rete Riabilitazione Cardiovascolare, condividendo strategie diagnostiche e terapeutiche e il monitoraggio degli esiti.

Questa integrazione è particolarmente importante nelle sindromi aortiche acute, dove il tempo rappresenta una variabile decisiva. Sono, quindi, previsti percorsi condivisi tra AREU, Pronto Soccorso, Chirurgia Vascolare, Cardiochirurgia, Radiologia, Anestesia e Rianimazione.

 

Condivisione delle competenze e continuità assistenziale

La nuova organizzazione punta a tradurre la riorganizzazione della rete in maggiore sicurezza, appropriatezza e tempestività, attraverso la concentrazione della casistica complessa, trasferimenti più rapidi, percorsi diagnostico-terapeutici uniformi e un monitoraggio sistematico di volumi ed esiti.

I Centri A avranno, inoltre, un ruolo di riferimento per l’intera Rete: dovranno condividere i casi complessi con gli altri centri, contribuire alla formazione e al tutoring, sostenere il back-transfer programmato e partecipare alla definizione dei percorsi assistenziali regionali.

 

Il ruolo del San Raffaele nella nuova Rete regionale della Chirurgia Vascolare

Il San Raffaele rappresenta da decenni un polo di riferimento per lo studio, la ricerca e la cura della patologia aortica complessa. L’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare, diretta dal prof. Roberto Chiesa, registra oltre 2.200 interventi di chirurgia vascolare e 2.500 ricoveri annui.

Commentando i dati nazionali del PNE sulla chirurgia dell’aneurisma dell’aorta toraco-addominale, il professore sottolinea “il valore dell’expertise maturata dalla struttura e il ruolo dell’Aortic Center, recentemente costituito, che consente di affrontare la patologia aortica attraverso un approccio integrato e multidisciplinare”.

Un ruolo importante nella nuova organizzazione regionale è ricoperto anche dal professor Andrea Kahlberg, docente di Chirurgia Vascolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, aiuto-primario e coordinatore dell’area Emergenze Vascolari dell’Ospedale San Raffaele.

Kahlberg è componente dell’Organismo di Coordinamento della Rete Vascolare della Regione Lombardia e partecipa con funzioni di referente regionale SICVE al tavolo tecnico che ha contribuito allo sviluppo del nuovo modello organizzativo, reso effettivo dalla delibera della Giunta regionale del 3 agosto 2026.

Da anni impegnato nel trattamento chirurgico ed endovascolare della patologia aortica e autore di oltre 150 articoli scientifici internazionali, il prof. Kahlberg sottolinea “l’importanza delle riforme avviate dalla Regione, tra cui la costituzione e la riorganizzazione delle reti dedicate alle patologie complesse e l’aggiornamento delle classificazioni delle procedure mediche innovative”.

La nuova Rete regionale della Chirurgia Vascolare si inserisce così in un più ampio percorso di riorganizzazione dell’assistenza lombarda: mettere competenze, tecnologie ed esperienza a disposizione del paziente nel momento e nel luogo più appropriati, con particolare attenzione alle patologie più complesse e alle emergenze aortiche.