LE STORIE DI QUESTO NATALE. SOSTIENI LA RICERCA INSIEME A NOI

“Questo Natale, torno a danzare” GRAZIE ALLA RICERCA.

“Era luglio. Non ricordo ancora nulla di quel giorno. Ero andata a pranzo con amici della scuola di danza. Usciti dal ristorante, io e le mie amiche ci siamo messe in auto. Ero seduta davanti al posto del passeggero e all’improvviso, il buio. Gaia si è sentita male, è svenuta e siamo finiti nella corsia opposta, proprio mentre davanti a noi arrivava un camion. È questo che ci ha raccontato Melissa tempo dopo. Lei, seduta dietro, non ha mai perso i sensi. I soccorsi sono arrivati velocissimi: ambulanze, automedica, elisoccorso, vigili del fuoco. L’auto era completamente accartocciata. Mi hanno tirato fuori e i medici mi hanno intubata subito e poi trasferita d’urgenza in ospedale.

Mi sono risvegliata la settimana successiva e dopo lunghi mesi di controlli ed esami all’inizio di ottobre è arrivata la notizia più bella: avrei potuto finalmente tornare alla mia passione di sempre: la danza classica.

Ed eccomi qui, questo Natale di nuovo con le mie scarpette da ballo ai piedi.” (Giada, 22 anni)


“Il mio Natale ha di nuovo il sorriso”
GRAZIE ALLA RICERCA.

“Dopo quasi 20 anni dalla prima diagnosi di tumore della mia vita, affrontai il mio vero calvario. Era settembre. Tutto cominciò con una piccola e strana macchia rossa all’occhio che non se ne andava. Mi fu consigliato di farmi visitare da un oculista e fui sottoposta a biopsia: linfoma all’occhio. Mi crollò il mondo addosso. Nonostante le prime cure, mi riempii di linfonodi “tumefatti”. I medici non avevano mai visto nulla del genere. Non mi riconoscevo più. Mi si gonfiò anche la gola. Comparve un altro tumore. I risultati della nuova biopsia arrivarono il 23 dicembre, appena prima di Natale: linfoma a cellule B. Era straziante, continuavo a piangere.

I medici si affannavano a studiare il mio caso. Cominciai nuovi trattamenti. Fino a quando sentii quelle parole: “Franca, lei è guarita”. Non riuscii a fare nemmeno un sorriso. Avevo bisogno di tempo per realizzare che tutto sarebbe stato alle mie spalle.

Oggi che è tutto finito, ho firmato il consenso per permettere ai ricercatori di studiare la mia malattia per aiutare altre persone. Sarà un Natale speciale per me e per loro.” (Franca, 75 anni)

 

“Il nostro primo Natale insieme” GRAZIE ALLA RICERCA.

“Quando ci hanno detto che aspettavamo due gemelli, siamo impazziti per la gioia. Non vedevo l’ora di poterli abbracciare. Tutto procedeva per il meglio, fino alla ventiquattresima settimana quando la ginecologa si accorse che qualcosa non andava. Fui ricoverata d’urgenza, riuscii a portare avanti la gravidanza ancora per una settimana ma poi le contrazioni arrivarono inarrestabili.

Dopo pochi minuti dalla nascita Federico e Giovanni furono intubati e messi in incubatrice nel reparto di patologia neonatale. Erano due ragnetti di 650 e 670 grammi, molto fragili. I medici non ci hanno mai nascosto l’alto rischio che correvano per essere nati cosi prematuramente. E le complicanze arrivarono per entrambi. Subirono diversi interventi, Giovanni all’intestino, Federico ai polmoni. Furono giorni terribili, ma reagirono entrambi bene. Federico ci mise solo un po’ più di tempo. Quando anche lui fu dimesso, aveva 5 mesi. La cosa che mai scorderò? La prima volta che ho potuto tenere in braccio i miei bambini dopo circa un mese!

Se non ci fosse stata la ricerca, oggi non ci sarebbero nemmeno i miei bambini. Ed è grazie alla ricerca che possiamo trascorrere il nostro primo Natale a casa tutti insieme. Un Natale intimo, che ci sta dando la consapevolezza di cosa significa essere una famiglia.” (Anna, mamma di Federico e Giovanni, 1 anno e mezzo)

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