Un farmaco cannabinoide per contrastare i sintomi di spasticità nelle malattie del motoneurone

Milano, 14 dicembre 2018 – Uno studio multicentrico pubblicato oggi su Lancet Neurology mostra per la prima volta l’efficacia di un farmaco cannabinoide nel ridurre la spasticità e altri sintomi correlati nei pazienti con malattie del motoneurone (MND). La terapia utilizzata per lo studio – a base di derivati dalla Cannabis Sativa – è stata recentemente approvata per il trattamento sintomatico della spasticità nella sclerosi multipla. A condurre la ricerca è un gruppo di medici e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele, guidati dal Professor Giancarlo Comi, direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) e coordinatore dell’area neurologica. La ricerca è stata possibile grazie al sostegno della Fondazione Italiana di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (AriSLA).

Lo studio

Il lavoro appena pubblicato è il primo studio condotto su pazienti affetti dalle malattie del motoneurone a testare l’efficacia di trattamenti farmacologici – in particolare una combinazione di sostanze cannabinoidi – nel ridurre la spasticità, la principale causa di disabilità in queste persone. La spasticità consiste nella resistenza opposta dei muscoli a movimenti volontari o involontari e può causare, a sua volta, una serie manifestazioni spiacevoli quali crampi, spasmi, contratture e dolori.

I ricercatori hanno reclutato 59 pazienti sopra i 18 anni affetti da MND con evidenti sintomi di spasticità. Utilizzando il metodo a “doppio cieco” randomizzato, una parte è stata trattata con sostanze placebo (gruppo di controllo) e una parte con nabiximols, un estratto della Cannabis Sativa. «Dopo sei settimane di trattamento abbiamo rilevato nei pazienti trattati con il farmaco cannabinoide un miglioramento significativo dei sintomi correlati alla spasticità rispetto ai pazienti trattati con placebo» afferma Nilo Riva, neurologo e primo autore dell’articolo, che ha condotto lo studio insieme a Mauro Comola presso l’Ospedale San Raffaele.

«Il risultato positivo di questa sperimentazione clinica deriva non solo dalla dimostrata efficacia di questa associazione di cannabinoidi, ma anche dal buon profilo di sicurezza e tollerabilità che è fondamentale», aggiunge il professor Giancarlo Comi.

L’impiego di farmaci derivati dalla cannabis per queste patologie è ancora più interessante visti i risultati di alcune ricerche recenti svolte sul modello animale della SLA, secondo cui i cannabinoidi sarebbero in grado di rallentare la perdita delle capacità motorie e aumentare la sopravvivenza degli animali trattati, agendo quindi in funzione neuroprotettiva. Occorrono tuttavia ulteriori studi per testare l’ipotesi neuroprotettiva anche in ambito clinico.

Le malattie del motoneurone

Le malattie del motoneurone sono patologie caratterizzate da una degenerazione precoce dei cosiddetti motoneuroni, i neuroni responsabili del movimento, localizzati a livello della corteccia cerebrale, del tronco encefalico e nel midollo spinale. Quando i motoneuroni sono danneggiati i movimenti diventano progressivamente difficoltosi: in seguito alla degenerazione dei motoneuroni corticali può comparire rigidità muscolare progressiva, mentre a seguito della perdita dei motoneuroni spinali la massa muscolare si riduce. Tra le malattie del motoneurone, che costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie, la più conosciuta e aggressiva è la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Nonostante i risultati promettenti di molte ricerche, le cause di queste patologie restano ancora sconosciute e i farmaci ad azione neuro-protettiva a oggi disponibili hanno dimostrato di avere effetti marginali sull’evoluzione della malattia. Pertanto, le cure dei pazienti affetti da MND sono rivolte ad alleviare alcuni sintomi con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Tra i sintomi più comuni e invalidanti troviamo la spasticità. Ciò nonostante, fino a oggi, il trattamento della spasticità nei pazienti affetti da SLA e altre malattie del motoneurone non è mai stato oggetto di studi sistematici.

 

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