Decisioni critiche? Il bilingue sceglie più in fretta

Milano, 8 novembre 2011 – Uno studio dei ricercatori dell’Università Vita-Salute e dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, in collaborazione con le Università di Hong Kong, Londra e Barcellona, pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex, ha dimostrato che i soggetti bilingui sono più veloci nel prendere decisioni in tempi brevi.

Spesso ci si trova a dover prendere delle decisioni in tempi rapidissimi, ad esempio se passare o no mentre il semaforo sta cambiando dal verde all’arancione, oppure quando un calciatore deve decidere se passare la palla oppure tirare direttamente in porta. Qual è la decisione giusta da prendere se i tempi sono strettissimi? Lo studio dimostra che i soggetti bilingui sono più veloci nel risolvere situazioni conflittuali di questo tipo. La ricerca ha preso in considerazione in modo comparativo soggetti bilingui e monolingui e ha dimostrato per la prima volta che non solo i bilingui sono più veloci, ma che il  loro cervello presenta un maggiore sviluppo di alcune aree critiche del cervello che sono alla base della nostra capacità di prendere correttamente  decisioni in tempi ristretti.  

I ricercatori hanno studiato e confrontato due gruppi: il primo bilingue fin dall’infanzia (tedesco – italiano) proveniente dall’Alto Adige, il secondo monolingue della stessa età e con un background educativo e socioeconomico comparabile con il primo. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a compiti cognitivi mentre i ricercatori hanno misurato le loro attività cerebrali impiegando tecniche avanzate di neuroimaging quali la voxel-based morphometry (per misurare la densità della materia grigia del cervello) e la risonanza magnetica funzionale (per misurare  l’attività cerebrale).

Come spiega il Dott. Jubin Abutalebi docente di neuropsicologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e primo autore dello studio: “Abbiamo dimostrato che i bilingui hanno più materia grigia nella corteccia del cingolo anteriore (struttura più importante nel monitorare le nostre azioni e decisioni). Abbiamo inoltre evidenziato che vi è una correlazione positiva tra la loro performance nel risolvere conflitti cognitivi e lo spessore della materia grigia del cingolo anteriore. Questo dato è significativo e in più dimostra che il bilinguismo, presente dalla nascita, ha degli effetti diretti sullo sviluppo del cervello. Il cervello dei bilingui si «ottimizzerebbe» durante la crescita per svolgere compiti cognitivi che richiedono rapide ed efficienti decisioni. Infatti i bilingui che abbiamo studiato hanno meno bisogno dei monolingui di impegnare la corteccia del cingolo anteriore (come misurato con la risonanza funzionale)  per prendere decisioni.”

La ricerca ha evidenziato che i bilingui sono più efficienti e pur essendo più veloci, usano meno risorse del cervello. L’origine di questo vantaggio neuro-cognitivo? L’ipotesi formulata dai ricercatori è che i bilingui devono imparare fin dalla tenera età a tenere distinte due lingue, per evitare di mescolarle. Infatti, mescolare le due lingue è un fatto abbastanza comune nei bambini piccoli, in quanto solo dall’età di tre anni circa imparano a tenere distinti i due idiomi. Per farlo i bilingui userebbero le stesse strutture neurali che sono impiegate, in generale, nel prendere rapide decisioni. Quindi, il bilingue, a differenza del soggetto monolingue, userebbe maggiormente queste aree sin dalla nascita, con due conseguenze: un maggiore sviluppo anatomico e, a parità di difficoltà del compito, una minore necessità di coinvolgerle rispetto al soggetto monolingue, anche per decisioni che non riguardano il linguaggio. Il risultati di questo studio portano ulteriori evidenze a supporto dell’idea che imparare più di una lingua, il più precocemente possibile, possa conferire un vantaggio anche in termini di capacità che con il linguaggio non sono direttamente connesse.

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Bilingualism Tunes the Anterior Cingulate Cortex for Conflict Monitoring.
Cerebral Cortex, 29 October 2011
Jubin Abutalebi1,2, Pasquale Anthony Della Rosa1, David W. Green3, Mireia Hernandez4,5, Paola Scifo1, Roland Keim1, Stefano F. Cappa1 and Albert Costa4,6

1.    Vita-Salute San Raffaele University and Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute, 20132 Milan, Italy,
2.    Division of Speech and Hearing Sciences, University of Hong Kong, Pokfulam, Hong Kong,
3.    Cognitive, Perceptual and Brain Sciences, University College London, WC1E 6BT London, UK,
4.    Department of Technology, Universitate Pompeu Fabra, 08018 Barcelona, Spain,
5.    Center for Mind/Brain Sciences, University of Trento, 38122 Trento, Italy
6.    Institucio Catalana de Recerca i Estudies Avancats (ICREA), Barcelona, Spain, 08018