Bimbi timidi, adolescenti ansiosi? Risposte cerebrali ai segnali sociali

Milano, 19 settembre 2011 – Un gruppo di ricercatori del Centro per lo studio della Plasticità del Comportamento dell’Università Vita-Salute San Raffaele e del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’IRCCS San Raffaele hanno dimostrato come dai tracciati elettroencefalografici ottenuti da bambini all’età di 8 anni sia possibile predire la presenza di uno specifico disturbo d’ansia – la Fobia Sociale – quando gli stessi soggetti raggiungono i 15 anni.
I ricercatori hanno seguito nel tempo un gruppo di bambini della popolazione generale: a partire dai 7 anni hanno accumulato dati su grado di timidezza e ansia, profilo genetico, risposte elettroencefalografiche a volti veicolanti diversi segnali sociali, attivazione di specifiche aree cerebrali attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale e informazioni sulle strutture di connessione cerebrale attraverso la tecnica di Diffusion Tensor Imaging (DTI).
In questo progetto longitudinale guidato dal Professor Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello Sviluppo del San Raffaele, le modalità con cui il cervello in crescita risponde alle stimolazioni sociali ed emotive dei coetanei sono state misurate utilizzando espressioni del volto di altri bambini o ragazzi che mostravano segnali di accettazione (gioia), ostilità (rabbia), o ambiguità (neutre).
Nel nuovo capitolo dello studio, con gli stessi soggetti ormai adolescenti, gli studiosi hanno affrontato tre domande fondamentali:
– è possibile utilizzare le risposte elettroencefalografiche ottenute a 8 anni per predire se a 15 anni l’ansia sociale avrà raggiunto l’intensità di un vero e proprio disturbo?
– in che modo il grado di ansia sociale di un adolescente si riflette nelle risposte del proprio cervello quando si confronta coi segnali di approvazione o di ostilità degli altri ragazzi?
– oltre alle esperienze, che ruolo gioca il genotipo?
I nuovi dati del gruppo, pubblicati sulla rivista Depression and Anxiety hanno mostrato che più del grado di timidezza osservabile nell’infanzia erano le reazioni elettroencefalografiche che i bambini avevano fornito all’età di 8 anni di fronte a immagini di coetanei ostili ad agire da elementi di predizione per la presenza della Fobia Sociale nell’adolescenza.
Tra i partecipanti allo studio la semplice operazione di guardare dei volti di coetanei era sufficiente a determinare nell’amigdala – una piccola area che risiede in profondità, nelle zone più arcaiche del nostro cervello – un grado di attivazione, cioè di risposta emozionale, che andava di pari passo col grado di ansia sociale. In altri termini, erano i ragazzi con il disturbo di Fobia Sociale a mostrare la massima attivazione dell’amigdala e di nuovo erano i volti di coetanei con espressioni rabbiose (dunque di rifiuto), o neutre (dunque di valenza sociale difficilmente valutabile) a evocare risposte differenti tra ragazzi, a seconda della presenza o meno di Fobia Sociale. A fronte della visione di espressioni di gioia, invece, le reazioni cerebrali apparivano omogenee. Infine, a seconda dell’assetto genetico relativo al gene promotore del trasportatore della Serotonina (lo stesso che Battaglia e collaboratori avevano trovato connesso alla timidezza e alle risposte elettroencefalografiche ai volti nei partecipanti quando questi avevano 8 anni) era possibile riconoscere una diversa reattività dell’amigdala in adolescenza.
Il professor Marco Battaglia, primo autore dello studio: “Gli studi longitudinali di questo genere sono complessi, relativamente costosi e richiedono considerevoli conoscenze multidisciplinari, oltre che capacità di collaborazione tra studiosi di diversa formazione. In cambio, ci aiutano a capire come le evoluzioni da adattamento a difficoltà nel corso dello sviluppo siano governate da un numero elevato di fattori, quasi mai da un’unica causa, e come lo studio congiunto di questi fattori nel tempo sia la chiave per migliorare la salute delle nuove generazioni.”

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Autori dello studio: Marco Battaglia, M.D., Annalisa Zanoni, Ph.D., Matilde Taddei, M.Sc., Roberto Giorda, Ph.D., Eleonora Bertoletti, M.Sc., Valentina Lampis, Ph.D., Simona Scaini, M.Sc., Stefano Cappa, M.D., and Marco Tettamanti, Ph.D.

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Lo studio è stato possibile grazie al supporto di: National Alliance for Research in Schizophrenia and Depression 2006 Independent Investigator Award (Dr. Battaglia) and by an Italian Ministry of Health Strategic Research 2008–2010 Grant (Dr. Battaglia); MTa, EB, and SS are in the San Raffaele University International Ph.D. Program in Developmental Psychopathology, supported in part by the CARIPLO Foundation ‘‘Human Talents’’ Grant for Academic Centres of Excellence in Post-Graduate Teaching (Dr. Battaglia recipient).