Verso una medicina di precisione per le malattie renali e l’ipertensione

L’insufficienza renale è tra le condizioni patologiche più diffuse e colpisce solo in Italia oltre 4 milioni di persone. Una ricerca pubblicata sull’American Journal of Kidney Diseases (AJKD) riporta la scoperta di una mutazione genetica che predispone sia alla forma acuta che cronica della malattia. A firmare il lavoro è il gruppo di ricerca del Paolo Manunta, direttore dell’area di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale San Raffaele di Milano – una delle 19 strutture di eccellenza del Gruppo Ospedaliero San Donato – e professore associato all’Università Vita-Salute San Raffaele. La scoperta potrebbe consentire in futuro di riconoscere i pazienti a rischio in entrambi i casi e di agire preventivamente, oltre ad aprire la strada allo sviluppo di nuove terapie personalizzate.

L’insufficienza renale può manifestarsi in diverse forme. La prima è la forma acuta, che può emergere a seguito di un’operazione chirurgica a cuore aperto: in questo tipo di intervento è necessario abbassare la pressione sanguigna per consentire la circolazione extracorporea, una situazione nella quale aumenta il rischio di danno acuto al rene. La seconda forma di insufficienza renale è quella cronica, che spesso emerge a seguito di anni di ipertensione essenziale, ovvero di pressione alta non dovuta ad altre condizioni.

Negli ultimi anni una serie di studi – che hanno coinvolto ancora il gruppo di ricerca in nefrologia coordinato da Manunta al San Raffaele – hanno dimostrato che esistono individui geneticamente più predisposti di altri a sviluppare insufficienza renale di entrambi i tipi, cronica e acuta. In uno studio appena pubblicato su AJKD, i ricercatori dell’Ospedale San Raffaele hanno preso in considerazione due gruppi di pazienti: quelli sottoposti a operazioni chirurgiche cardiovascolari (oltre 900 pazienti) e quelli affetti da ipertensione essenziale (oltre 400 pazienti). L’analisi del profilo genetico ha mostrato che, in entrambi questi gruppi, gli individui a maggior rischio di sviluppare insufficienza renale sono quelli portatori di una specifica mutazione nel gene che codifica per un enzima chiamato LSS. Questo enzima svolge un ruolo chiave nel metabolismo del colesterolo e di una sostanza derivata dal colesterolo che i ricercatori studiano da tempo in relazione al danno renale: si chiama EO e i suoi livelli risultano associati a un maggiore rischio di danno al rene, un risultato confermato anche in questo studio attraverso l’analisi di 17 campioni derivanti da operazioni chirurgiche di rimozione del rene.

«Si tratta di un risultato fondamentale, non solo perché ci permette di identificare i pazienti che rischiano di subire un danno renale quando sottoposti a un’operazione cardiochirurgica e di trattarli preventivamente per proteggerli», spiega Paolo Manunta. «Ma anche perché la scoperta apre la strada a nuovi trattamenti – che colpiscano questo enzima o l’ormone EO – per curare l’ipertensione in soggetti portatori della mutazione genetica su LSS: si tratterebbe della prima forma di medicina personalizzata per l’ipertensione».