Radiofrequenza

Ablazione con radiofrequenza è un trattamento mininvasivo per i piccoli tumori renali. Si tratta di una procedura che riscalda e distrugge le cellule tumorali, avvalendosi di tecniche imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica) per guidare un ago all’interno del tumore. L’ablazione con radiofrequenza è un’opzione terapeutica valida ed efficace nei pazienti monorene, nei pazienti affetti da tumori con diametro inferiore ai 4 cm e nei pazienti affetti da altre comorbidità che controindicano un intervento chirurgico.

L’ablazione con radiofrequenza funziona facendo passare correnti elettriche nel range di onde a radiofrequenza che riscaldano e distruggono le cellule tumorali. Allo stesso tempo, il calore generato chiude i piccoli vasi sanguigni e riduce il rischio di sanguinamento. Le cellule tumorali morte vengono gradualmente sostituite da tessuto cicatriziale. L’ablazione viene eseguita durante un intervento in laparoscopia oppure con approccio percutaneo (l’ago viene inserito dall’esterno, come una puntura). Ogni ciclo di radiofrequenza dura dai 10 a 30 minuti, e spesso è necessario ripetere più cicli per completare la procedura che di solito si conclude in massimo 3 ore.

L’ablazione con radiofrequenza è una procedura relativamente veloce e il rapido recupero permette di poter intraprendere una chemioterapia molto precocemente. Se eseguita in maniera percutanea non è necessaria alcuna incisione chirurgica. Questa procedura permette di conservare il rene affetto dalla neoplasia.

Dopo l’ablazione con radiofrequenza è raro provare forte dolore, ma per qualche giorno può perdurare un fastidio in sede di trattamento. Qualsiasi procedura che comporti la puntura della cute espone a un rischio infettivo.

LAVORI SCIENTIFICI PUBBLICATI DAGLI UROLOGI DEL SAN RAFFAELE SUL TUMORE DEL RENE
Risultati ricerca su PubMed