Amputazione peniena o penectomia

L’amputazione del pene (penectomia parziale o totale) è ancor oggi lo standard terapeutico per il trattamento definitivo del tumore penieno (carcinoma squamocellulare). Nonostante la penectomia sia necessaria e curativa per tumori in stadi avanzati e infiltranti, riduce notevolmente la qualità della vita.

I pazienti affetti da malattia non invasiva e con caratteristiche favorevoli possono essere candidabili a interventi conservativi, con lo scopo di preservare la sensibilità del glande e massimizzare la lunghezza peniena. Tra le tecniche conservative si annoverano:

  • chirurgica micrografica secondo Mohs, durante la quale si procede a resecare il tumore strato per strato, con conferma istologica, fino a quando non si hanno più tracce di malattia;
  • circoncisione ed escissione limitata;
  • ablazione con laser (CO2, argon, Nd:YAG o KTP).

Queste tecniche permettono buoni risultati estetici ma aumentano il rischio di recidiva locale rispetto ad interventi più radicali.

La penectomia parziale è il trattamento più diffuso per carcinomi penieni infiltranti. Lo scopo principale di tale intervento è il controllo locale della malattia, ottenuto con un’amputazione del pene. Tale intervento ha anche come fini il mantenimento della minzione in piedi e dell’attività sessuale, qualora possibile. Purtroppo, la maggior parte dei pazienti è costretta a urinare da seduti a causa del getto a spruzzo, e solo il 20% degli uomini riferisce un’attività sessuale soddisfacente. La penectomia totale, d’altra parte, viene raramente praticata e solo se strettamente necessaria. La via urinaria in questo caso è deviata a livello perineale con una uretrostomia perineale.

La diagnosi precoce di carcinoma penieno, tramite biopsia di lesioni sospette, permette maggiori possibilità di trattamento conservativo e preservazione della qualità di vita.