Trapianto di pancreas

Una particolare forma di diabete, denominata diabete di tipo1, si verifica quando il sistema immunitario dell’organismo attacca e distrugge le cellule responsabili della produzione di insulina. Tali cellule, denominate cellule beta, risiedono  appunto, nel pancreas all’interno di strutture chiamate isole di Langerhans. L’insulina prodotta dalle cellule beta contribuisce a mantenere normale il tasso di zuccheri nel sangue. Nei soggetti affetti da diabete di tipo 1, tali cellule non sono più in grado di produrre insulina e l’impossibilità di poter mantenere il tasso di zucchero nel sangue entro i valori normali espone il paziente alle complicazioni acute e croniche del diabete quali:

  • incoscienza;
  • coma;
  • cecità;
  • insufficienza renale;
  • danno delle fibre nervose;
  • ischemia cardiaca;
  • ictus.

La terapia del diabete di tipo I non deve solo eliminare i sintomi dovuti all’iperglicemia, ma anche prevenire l’insorgenza delle complicanze della malattia.

I pazienti diabetici di tipo 1 necessitano o della quotidiana somministrazione di insulina oppure del ripristino della produzione di insulina da parte di un nuovo pancreas trapiantato.

Il primo trapianto di pancreas venne eseguito per la prima volta nel 1966 da un gruppo americano guidato da Richard Lillehei e William Kelly e attualmente è considerato una procedura terapeutica consolidata per la cura del  diabete di tipo I. Il Registro Internazionale dei trapianti di pancreas riporta oltre 20,000 trapianti effettuati dal 1966 nel mondo.

Il trapianto

Nel corso degli anni le tecniche chirurgiche relative al trapianto di pancreas sono state affinate e  attualmente si effettua il trapianto dell’intero organo (pancreas totale) con parte del duodeno proveniente dallo stesso donatore. Il duodeno viene unito (anastomizzato) a una ansa intestinale del ricevente in modo che i succhi digestivi prodotti dal pancreas vi vengano riversati, come avviene normalmente. L’unione (anastomosi)  tra i vasi del pancreas e i vasi portali o iliaci del ricevente permettono, invece, che l’insulina passi in circolo regolando il tasso degli zuccheri nel sangue.

Anche nel caso di trapianto di pancreas, il paziente deve assumere i farmaci immunosoppressori che proteggono l’organo trapiantato dal rigetto, permettondogli di produrre adeguatamente l’insulina.

Nel caso del paziente con diabete di tipo I e insufficienza renale è oramai consolidata l’indicazione al trapianto di rene e pancreas combinato in cui il bilancio tra i rischi e i benefici della procedura è a favore dei benefici.

In letteratura sono numerosi gli studi che hanno confermato i positivi effetti del trapianto di pancreas sul metabolismo e sull’evoluzione delle complicanze del diabete.

Per quanto concerne gli effetti metabolici, dopo il trapianto, il pancreas è in grado di produrre insulina immediatamente con una conseguente normalizzazione sia dei valori della glicemia nell’arco dell’intera giornata ma anche dei valori di emoglobina glicosilata, indice di un effettivo buon controllo del tasso degli zuccheri nel sangue. Contemporaneamente si osserva una normalizzazione anche di altri importanti prodotti del nostro metabolismo definiti metabolici intermedi (piruvato, lattato e butirrato).

Attraverso la normalizzazione dei parametri metabolici il trapianto di pancreas è in grado di influenzare positivamente l’evoluzione delle complicanze secondarie al diabete.

Gli studi eseguiti nel tempo hanno confermato, dopo il trapianto di pancreas, un miglioramento del danno a carico delle fibre nervose (neuropatia) e una stabilizzazione del danno retinico (retinopatia). Nei pazienti trapiantati di solo pancreas che presentavano già lesioni renali (nefropatia) a 10 anni dall’intervento si è osservata una regressione di tali lesioni.

Importanti sono anche gli effetti sulla funzione cardiaca e sui vasi. Nei pazienti con trapianto di pancreas funzionante vi è una minor incidenza di ipertensione, un miglioramento di alcuni indici relativi alla capacità di contrazione del cuore (funzione diastolica) e un miglioramento dei fattori di rischio dell’aterosclerosi. Gli effetti sull’apparato cardiovascolare sono tali per cui la mortalità dei pazienti sottoposti a trapianto di rene e pancreas è ridotta rispetto a quella dei pazienti diabetici di tipo I  trapiantati di solo rene  o  non sottoposti a trapianto e rimasti  in dialisi.

Trapianto di pancreas isolato