Spondilite anchilosante

COS’È?

È una malattia infiammatoria cronica che colpisce soprattutto la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache del bacino.
Può variare da una forma lieve a malattia cronica ingravescente, portando a rigidità, perdita di funzione e deformità della colonna vertebrale.

COME SI RICONOSCE?

Comunemente si presenta con dolori in regione lombosacrale a esordio lento. Sono frequenti le localizzazioni alle anche e spalle, oltre alle enteropatie (infiammazione dei punti di attacco dei tendini sull’osso).
Le manifestazioni extrarticolari più comuni sono:

  • uveiti anteriori;
  • insufficienza aortica;
  • sindrome della cauda equina.

La perdita di flessibilità della colonna lombare è un evento precoce. La malattia in seguito può coinvolgere anche il collo e il tronco. Episodi artritici avvengono a livello di spalle, anche e piedi (spine calcaneali).
In alcuni casi, la spondilite si associa a una malattia infiammatoria intestinale.
È importante iniziare il trattamento prima che si siano instaurate deformità e rigidità permanenti. Purtroppo, questo spesso non accade, poiché la malattia è facilmente confusa con una sciatica o una lombalgia.
Esami ematochimici possono dimostrare una VES elevata, anemia e positività del marker HLA-B27. Anche le indagini radiografiche possono evidenziare le calcificazioni dei legamenti intervertebrali caratteristici della malattia.

CHI SI AMMALA?

Si calcola che circa 130 soggetti su 100.000 siano affetti da spondilite anchilosante. Coinvolge più tipicamente soggetti giovani e il sesso maschile è affetto con una frequenza 9 volte più elevata.

PERCHÉ CI SI AMMALA?

La causa della malattia è ancora ignota. Esiste una predisposizione genetica ed è associata con l’antigene di istocompatibilità HLA B27 in oltre il 95% dei casi.

COME SI CURA?

I farmaci di primo impiego sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS), che tuttavia non modificano il decorso della malattia, ma hanno solo un effetto sui sintomi.
Tra i farmaci di fondo, il più usato è la sulfasalazina. Più recentemente sono disponibili i farmaci biologici, come gli inibitori del TNF (Tumor Necrosis Factor), che sono molto più efficaci nel controllare il dolore e sembrano essere in grado di interferire con l’evoluzione verso l’anchilosi.
La fisioterapia è un sussidio terapeutico fondamentale per migliorare la postura e recuperare una normale motilità.
Importante anche la ginnastica respiratoria, in quanto la malattia può provocare una grave sindrome restrittiva. I pazienti devono smettere di fumare.