Fibrillazione atriale

Il cuore si contrae grazie a strutture cellulari specializzate che generano impulsi elettrici e ne regolano la distribuzione nel cuore stesso.
In condizioni normali l’impulso elettrico origina nel nodo seno atriale, si propaga negli atri e raggiunge il nodo atrioventricolare, che è la sola via di comunicazione elettrica tra atri e ventricoli; da qui l’impulso passa al fascio di His e al sistema di conduzione intraventricolare.

COS’È?

È un’aritmia che provoca una rapida attività in diverse aree all’interno delle camere superiori del cuore (atri), quando il nodo senoatriale non riesce a svolgere efficacemente la sua funzione di naturale pacemaker cardiaco. Il risultato è un’attività atriale rapida e irregolare per cui gli atri, invece che contrarsi, fibrillano, provocando fino a 400-600 pulsazioni striali al minuto.

CHI SI AMMALA E PERCHÉ?

È il tipo di aritmia più diffusa: oltre 5 milioni di persone al mondo ne sono affette, con una percentuale di incidenza corrispondente allo 0.5% nella popolazione intorno ai 50 anni e al 10% nella popolazione intorno agli 80 anni.
È un forte fattore di rischio indipendente per ictus cerebrale.
Tra le condizioni che predispongono alla fibrillazione atriale ci sono:

  • insufficienza coronarica;
  • pericardite;
  • insufficienza della valvola mitralica;
  • cardiopatie congenite;
  • scompenso cardiaco congestizio;
  • ipertiroidismo;
  • ipertensione.

Si crede che tali situazioni promuovano la fibrillazione atriale attraverso l’aumento della pressione atriale e/o della dilatazione atriale. Tuttavia, non è stato ancora chiarito in modo completo il collegamento tra questi fattori e tale aritmia.
La fibrillazione atriale ricorre anche in individui che non manifestano nessuna delle situazioni sopra descritte. In questi casi si parla di “fibrillazione atriale isolata”.

COME SI RICONOSCE?

È caratterizzata da sintomi quali palpitazioni, dolori toracici e senso di vertigine.
In caso di fibrillazione atriale persistente (con una durata di molte settimane o mesi), con un ritmo di risposta ventricolare non controllato, la conseguenza può essere addirittura un grave scompenso cardiaco, talora fatale.

COME SI CURA?

Per questo tipo di aritmia ci si è orientati verso terapie non farmacologiche. Tra queste la principale è la terapia ablativa, ovvero la distruzione controllata del sostrato che genera e mantiene l’aritmia.
Principali motivi di tale scelta:

  • Non adattabilità dei farmaci antiaritmici disponibili. Questi farmaci non sono specifici per l’attività elettrica atriale e possono avere un impatto non sempre benefico sull’elettrofisiologia ventricolare. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che, a distanza di uno o due anni dall’inizio di una terapia farmacologica, l’incidenza di ricorrenza della fibrillazione atriale è del 50-60%.
  • Effetti collaterali dei farmaci antiaritmici (es. tossicità, facile insorgenza di aritmie ventricolari e peggioramento della funzione ventricolare).