Impianto di stent coronarici biassorbibili a rilascio di farmaco

Gli stent, le retine che riaprono i vasi sanguigni chiusi, e che se usate nelle coronarie salvano il cuore dall’infarto, sono metalliche e  una volta posizionate restano a vita. Per questo la ricerca scientifica cercava da anni qualcosa di più naturale: una retina bioriassorbibile, efficace e non tossica.

Nel nostro ospedale si prevede di utilizzare a breve il primo stent completamente bioriassorbibile per il trattamento delle coronaropatia in quanto lo stent ha ottenuto il marchio CE della Comunità Europea, che sancisce come il dispositivo rispetti le conformità dettate dalla legge comunitaria. Si tratta di una sorta di «minigabbia» che, inserita nelle arterie, ripristina il flusso sanguigno riaprendo i vasi ostruiti e sostenendone le pareti. La novità, però, riguarda soprattutto il medio-lungo termine, perché nel giro di un paio di anni lo stent «svanisce», venendo completamente assorbito nel tessuto organico che lo circonda, evitando così i problemi legati alla lunga permanenza di un corpo estraneo all’interno del corpo.

Il BVS (Bioresorbable Vascular Scaffold), così si chiama il nuovo dispositivo, viene lentamente riassorbito dall’organismo una volta che non è più necessario tenere il vaso pervio. E’ costituito da acido polilattico, un polimero noto per la sua biocompatibilità, comunemente usato come materiale da sutura assorbibile. La novità è che, al momento dell’impianto, ha la stessa rigidità del metallo. Inoltre, come gli altri stent è «medicato», cioè rilascia un farmaco (Everolimus) che impedisce, nel periodo iniziale, la formazione di trombi per reazione al corpo estraneo. Poiché non resta in loco una protesi permanente, si vedono i vasi trattati riprendere mobilità, flessibilità e pulsatilità come da sani.