Angioplastica coronarica

È il trattamento più diffuso per le malattie causate dal restringimento delle arterie coronarie.

Non richiede un’anestesia generale e consiste nell’introduzione di sottili tubicini del diametro di 2-3 mm nell’arteria femorale oppure nell’arteria radiale oppure nell’arteria omerale fino all’origine dell’arteria coronaria malata. All’interno dei tubicini vengono inserite sottili guide metalliche e palloncini con cui è possibile eliminare i restringimenti presenti.
In molti casi si ottiene un risultato migliore attraverso l’impianto di sottili retine metalliche detti “stent” nei punti dilatati. Gli stent possono essere ricoperti da un farmaco (stent medicati) che viene lentamente rilasciato a livello della parete del vaso coronario prevenendo in tal modo il riformarsi del restringimento (restenosi).

Coronarografia prima (destra) e dopo impianto di stent (sinistra)

In alcuni casi sono necessari sistemi particolari:

  • in presenza di materiale trombotico si utilizzano filtri, sistemi di aspirazione o trombectomia;
  • in presenza di consistenti accumuli di materiale aterosclerotico si può effettuare l’aterectomia dierezionale;
  • in presenza di estese calcificazioni si può utilizzare l’aterectomia rotazionale (Rotablator).

 

L’intervento di angioplastica grazie a queste moderne tecniche è una procedura ben tollerata, che presenta modesti disturbi identificabili con dolore nella sede dell’iniezione, dolore al petto nel momento del gonfiaggio del pallone o nel momento dell’impianto di stents.

La procedura può presentare in alcuni casi rischi e complicazioni che vengono dettagliatamente esplicitati al momento della visita preliminare o del ricovero.