Ipertensione arteriosa

CHE COS’È?

È un aumento della pressione arteriosa sopra i livelli medi. In un individuo adulto sano, l’ambito dei valori considerati normali corrisponde a circa 90 mmHg per la minima (pressione diastolica) e 130-140 mmHg per la massima (pressione sistolica).
Con la pressione arteriosa troppo elevata aumenta il rischio di:

  • angina pectoris e infarto miocardico (restringimenti nelle arterie coronarie). Se la massima è superiore a 140 mmHg o la minima a 90 mmHg, la probabilità di ammalarsi di queste malattie aumenta rispettivamente del 34% e del 21%;
  • ictus cerebrale (restringimenti nelle arterie del collo e della testa);
  • claudicato intermittens (restringimenti nelle arterie delle gambe);
  • angina addominis (restringimenti nelle arterie dell’apparato digerente);
  • aneurisma (dilatazione dell’aorta) e restringimenti nell’arteria renale con ulteriore aumento dei valori della pressione.

COME SI RICONOSCE?

Spesso non ci sono sintomi o, se ci sono, sono molto comuni (ad esempio, mal di testa). Anche per questo è importante effettuare controlli periodici.
Per la diagnosi si eseguono:

  • visita cardiologica;
  • elettrocardiogramma (ECG);
  • esami del sangue e delle urine;
  • monitoraggio della pressione delle 24 ore.

PERCHÉ CI SI AMMALA?

La causa è tuttora sconosciuta anche se l’ereditarietà riveste un ruolo importante. In una bassa percentuale di casi, l’ipertensione si chiama secondaria perché è causata da altre malattie (ad esempio, stenosi delle arterie renali, malattie renali, tumori, iperattività di ghiandole produttrici di sostanze che aumentano la pressione) o è conseguente all’assunzione di farmaci.

CHI SI AMMALA?

Esiste una prevalenza maggiore nella popolazione di colore e nelle donne. Si riscontra un aumento sostanziale nei casi di persone con età superiore a 50 anni. Circa un quinto degli individui ha pressione arteriosa superiore a 160/95 mmHg e almeno uno su due ha valori superiori a 140/90 mmHg.

COME SI CURA?

L’aumento del volume ventricolare sinistro (ipertrofia) indotto da ipertensione arteriosa è un indicatore importante di danno d’organo e un segnale di possibili malattie cardiovascolari.
Si può impostare una terapia ipotensiva efficace per ridurre lo stato di ipertrofia, nonostante l’elevato rischio di problemi cardiovascolari dei pazienti e le difficoltà che talvolta si possono riscontrare in questa fase della malattia (es. elettrocardiogramma alterato durante la diagnosi).
In generale, si cura con:

  • educazione alimentare;
  • attività fisica;
  • trattamento medico.

Il miglior segnale di buon funzionamento della terapia è la riduzione del valore medio della pressione arteriosa nelle 24 ore e il mantenimento dei valori pressori clinici.